Il voto sulla scuola in cifre

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Una piccola analisi del voto di ieri è sempre interessante. Parliamo de “la scuola che verrà”, non perché le altre votazioni non fossero importanti, ma perché questo progetto riguardava solo il Ticino e il suo futuro e perché aveva sollevato il solito polverone dipinto di falsa ideologia, a cui ormai le Destre ci hanno abituati.

Il popolo in votazione ha bocciato la proposta di sperimentazione. Oggettivamente non una bocciatura così tremenda: il SÌ ha raccolto il 43.3%  (37’699 voti) e il NO il 56.7% (49’279 voti), soprattutto se pensiamo che la votazione No Billag, sempre proposta dalla destra, fu bocciata con un sonoro 70% e con una partecipazione popolare molto più massiccia. (leggi qui)

Alla fine, a decidere il destino della scuola ticinese sono state 49’000 persone sulle 244’000 iscritti in catalogo. Meno di un quarto della popolazione ha deciso dunque per i rimanenti tre quarti. Sono invece 37’000 le persone che hanno dato fiducia alla riforma proposta da Consiglio di Stato e parlamento. Ma vediamo, per curiosità, alcuni dati in dettaglio. La riforma non passa in nessuno dei grandi centri, è però il Locarnese la regione più favorevole alla riforma:

Risultati maggiori centri:

Bellinzona (45.1% SI)

Locarno (48.1% SI)

Lugano (40.7% SI)

Mendrisio (41.4% SI)

Chiasso (43.9 SI)

La riforma è passata, tra le sedi sperimentali, solo a Tesserete, mentre la forte resistenza di Cadenazzo è sicuramente dovuta ai costi aggiuntivi che il Comune avrebbe dovuto sobbarcarsi. Ecco i risultati delle sedi sperimentali:

Acquarossa (43,4% SI), Biasca (46.5% SI), Tesserete  (: 51.7% SI)

Caslano (41.7% SI), Cadenazzo (38.2% SI), Paradiso (45.3% SI), Coldrerio (40.4% SI)

Il SÌ ha vinto con percentuali superiori al 60% a: Bosco Gurin, Cerentino, Corippo e Sonogno, anche qui valli del Locarnese. Più tiepidi ma comunque favorevoli, con percentuali che vanno dal 50.1% al 59,9%: Astano, Avegno Gordevio, Bedigliora, Bodio, Campo Vallemaggia, Capriasca, Cevio, Maggia, Miglieglia, Onsernone, Pollegio, Terre di Pedemonte, Vico Morcote, Vogorno.

Nonostante la leggera differenza che ha visto il Sopraceneri un po’ più accogliente nei confronti de “la scuola che verrà”, i due Comuni più ostili sono stati, con oltre il 70% di NO, Airolo e Bedretto. Bedretto con addirittura un bulgaro 80%, ovviamente ricordiamo che l’esigua popolazione di Bedretto, che ammonta a 108 anime, rende facile stravolgere il voto in una direzione o nell’altra.

Finito il ballo delle cifre, raccogliamo l’amarezza di Socialisti e Verdi, che affidano il rammarico ai propri comunicati:

Partito Socialista:

“Il credito per la sperimentazione del progetto “La Scuola che verrà”, lo scorso marzo, è stato votato a larga maggioranza dal Gran Consiglio, dall’insieme dei partiti. Sperimentazione e credito che hanno ottenuto l’avvallo all’unanimità del Consiglio di Stato. Oggi la popolazione ha respinto con un chiaro no un progetto unanime del Governo, chiaramente sostenuto dal Parlamento.

(…) Se da un lato il rifiuto del popolo alla sperimentazione di questa riforma è chiaro, dall’altro all’orizzonte non c’è nessun progetto volto a risolvere le problematiche attuali della scuola (…)
Il mondo è notevolmente cambiato e continuerà a farlo molto velocemente: non è di certo l’immobilismo causato da chi ostacola i progetti per la sua innovazione che potrà risolvere i problemi della scuola.

I verdi del Ticino:

“…il nostro movimento è amareggiato che la popolazione abbia deciso di non sostenere un maggiore investimento nella scuola pubblica, bocciando la sperimentazione della Scuola che verrà. L’impressione che la campagna elettorale su questo tema sia stata abilmente trasformata in un referendum sul Consigliere di Stato a capo del dossier, evitando di discutere seriamente di visioni che avrebbero potuto portare benefici alle future generazioni e di conseguenza alla nostra società.”

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