In fuga dalla Brexit

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È un fuggi fuggi generale quello messo in atto da multinazionali e banche che stanno già abbandonando il Regno Unito, senza aspettare che si chiariscano i contorni della sua uscita dall’Unione Europea. L’hanno soprannominato ironicamente “Brexodus”, l’esodo di proporzioni bibliche al quale giorno dopo giorno, stiamo lentamente assistendo. Ma c’è davvero poco da ridere, soprattutto pensando alle fasce più deboli della popolazione britannica, cioè a chi subirà più di tutti il contraccolpo di uno strappo violento.

L’ultima partenza annunciata in ordine di tempo è quella di UBS. Ma non c’è giorno in cui alla telenovela della Brexit non s’aggiunga un nuovo episodio con tanto di colpi di scena da infarto. Mentre in patria la frattura, il cratere fra chi si rende conto del disastro ormai all’orizzonte e chi invece si dice convinto e tranquillo che tutto comunque si risolverà per il meglio si fa sempre più profondo, quel che le cronache ci raccontano è che l’elenco dei transfughi s’allunga di ora in ora.

Fra le multinazionali va registrata la partenza di Panasonic che da fine ottobre sposterà il proprio quartier generale da Londra ad Amsterdam. Una decisione presa per non avere beghe fiscali legate proprio alla Brexit. Ma Panasonic è soltanto l’ultima a fare ciao ciao con la manina – anzi bye bye – ai britannici. Prima di lei c’è stato il gigante anglo-olandese Unilever, proprietario di 400 marchi tra i più diffusi nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa che ha scelto Rotterdam lasciando a Londra soltanto le briciole.

Perfino il colosso del whisky scozzese Diageo leverà presto le tende andando a distillare altrove. Ma ad aver iniziato la fuga erano stati soprattutto i giganti finanziari, tra cui Barclays Bank, Bank of Americare e Jp Morgan. Poi dalla City è partita pure Deutsche Bank e ora, per via dell’effetto domino innescatosi, anche UBS, la maggior banca elvetica, ha preso la sua decisione irrevocabile. Il ceo Sergio Ermotti ha infatti ammesso che “il sistema finanziario sta già operando basandosi sul presupposto che non vi sia alcuna intesa” fra le due parti in causa. Ecco forse spiegato il perché, a tutt’oggi, i pentiti della Brexit sono ormai la maggioranza (leggi qui), consci che un’uscita indolore o addirittura vantaggiosa dall’Unione Europea è una mission impossible. Una missione impossibile. Of course, darling, of course!

 

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