La Catena della Solidarietà contro Cassis

Un attacco duro e pesante a Ignazio Cassis viene da Tony Burgener, direttore responsabile della Catena della Solidarietà. Burgener definisce un vero e proprio schiaffo la politica seguita dal Consiglio Federale, che antepone gli interessi economici alla solidarietà

Di

Scrive Tony Burgener, direttore della Catena della Solidarietà in un articolo su Le Temps:

“Quando ho iniziato il mio lavoro come direttore della Catena della Solidarietà, il mio predecessore mi ha avvisato “qui non facciamo politica. Astieniti dal prendere posizioni che potrebbero infastidire donatori e donatrici”

Un atteggiamento un po’ triste ma comprensibile, se si mettono in primo piano le esigenze delle persone bisognose, le proprie idee sono secondarie e vanno, se necessario, soffocate. Però la situazione è cambiata e a un certo punto tacere diventa colpevole e non più opportuno. Burgener prosegue:

“…la posizione del Consiglio Federale e della maggioranza parlamentare costringe la nostra associazione a prendere posizione. Il governo federale pregiudica la nostra ragione d’essere e minaccia i fondamenti stessi del nostro lavoro che sono la solidarietà e la tradizione umanitaria svizzera.”

Secondo Burgener, il passaggio da Burkalther a Cassis ha cambiato decisamente l’orientamento della politica svizzera. La politica estera viene primariamente dettata dagli interessi interni, nel solco del “Switzerland first” in stile americano. In solo dieci mesi, Cassis ha già ampiamente dimostrato la sua linea d’azione.

L’aiuto pubblico allo sviluppo (descritto inefficace dalla destra parlamentare) non deve più alleviare le pene dei più poveri e vulnerabili nel mondo.

Il Consiglio federale e il parlamento non solo calpestano la Costituzione svizzera, ma anche l’Agenda 2030 dell’ONU che è volta a sradicare la povertà nel mondo. Gli uffici federali e le numerose ONG svizzere che si sono impegnate fino ad oggi nei Paesi più poveri saranno costretti ad abbandonare i loro progetti.

Il lassismo in merito di esportazione di armi, per cui peraltro è già stato annunciata una raccolta firme, entra perfettamente nell’ipocrita solco tracciato da Ignazio Cassis.

Anche il presidente del CICR, sostenuto dalla presidente della Croce Rossa svizzera Anne Marie Huber Hotz ha lanciato un appello perché la Svizzera ratifichi il trattato di proibizione per le armi nucleari. Il Consiglio federale risponde che:

“Condivide un mondo senza armi nucleari ma ritiene che il momento non sia opportuno per ratificare la convenzione prima di procedere a una valutazione approfondita della situazione.”

Insomma, anche qui non se ne fa niente. Non parliamo poi delle dichiarazioni vergognose del ministro ticinese, che attaccava l’UNWRA, l’organizzazione dell’ONU che si occupava dei profughi palestinesi e che è stata parzialmente smantellata soprattutto in seguito ala decurtazione dei fondi versati dagli USA. Dichiarava infatti Cassis:

“…Sognano di ritornare in Palestina. Nel frattempo, nel mondo non ci sono più 700’000 rifugiati palestinesi [come nel 1948, ndr], ma 5 milioni. È irrealistico immaginare un ritorno per tutti. Per me, l’interrogativo che si pone è: l’UNRWA fa parte della soluzione o del problema?”.

Vergognarsi di Cassis, per molti di noi, non è difficile. Possiamo però fare qualcosa di concreto, possiamo raccogliere le firme per un’iniziativa popolare promossa da diverse associazioni.

A questo link trovate le informazioni e la possibilità di iscrivervi per ricevere i formulari.

 

 

 

Ti potrebbero interessare: