La maga dei malati d’Alzheimer

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La nostra è la società delle definizioni, dei termini specialistici; tutto deve avere un nome, tutto deve essere catalogato E così si usa la parola Alzheimer per indicare qualsiasi tipo di demenza o stato confusivo della persona anziana.

E fa niente se non si sa, se non si può perché la diagnosi precisa non si può avere: preferiamo darle un nome perché se ha un nome è definita e fa meno paura. Ed è paradossale perché ci affrettiamo a dare un termine e una codifica a un insieme di patologie che per loro natura distruggono ogni tipo di definizione e riconoscimento .

La demenza senile ti sbriciola da dentro, toglie i nomi, il senso, la griglia interna che ci permette di codificare gli stimoli esterni. Una persona affetta da demenza non ha facili agganci col mondo esterno, peggio ancora, perde il contatto con il suo proprio mondo interiore. All’inizio della malattia c’è ancora la capacità di parlare, di esprimersi verbalmente, ma le parole assumono un significato diverso e allora la comunicazione diventa difficile, surreale. È la fase in cui si può fare lo sforzo di entrare in un mondo diverso dal nostro, ugualmente reale ma solo per la persona che lo vive.

E si può, a tratti, affacciarcisi. Noi possiamo farlo, diversamente da loro, che invece nel mondo comune non hanno più appigli a cui attaccarsi. Quando la malattia progredisce, questo viaggio non si può più fare. La persona è contratta, chiusa, ripiegata in sé stessa, non può uscire né tanto meno lasciarci entrare perché non ha né gli strumenti né la possibilità di farlo.

Ma io, dove lavoro, ho conosciuto una maga. È un’ingegnere magico che non cerca di entrare dove non c’è spazio, né ha la pretesa di aspettare che l’anziano confuso le si avvicini. La mia Maga crea un ponte, un mondo possibile dove la persona può stare e accettarne le cure. Lavorare con lei, o meglio, osservarla lavorare è un’esperienza mistica: annulla la stanza, il letto con le sbarre, la carrozzina, e accompagna con uno sguardo, con un gesto, con una parola l’altra persona in un luogo sicuro in cui possa accettarne il contatto e la presenza senza provare paura.

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*ausiliaria di cura

 

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