La rivolta che viene dagli USA

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Gli Stati Uniti sono un grande Paese, non ci sono discussioni. Lo stesso Paese che ci ha imposto Trump, ha partorito Martin Luther King, lo stesso Paese delle marce dei suprematisti bianchi ci ha regalato i cortei per i diritti civili, lo stesso Paese delle stragi ha visto i movimenti studenteschi gridare forte il loro dolore nelle piazze.

Lo stesso Paese che ha devastato il sud-est asiatico con la guerra del Vietnam, è il medesimo che quella guerra l’ha fatta finire sotto le pressioni dei pacifisti e degli hippy nel ‘68. Da quelle proteste, partì l’onda lunga e furoreggiante che avrebbe cambiato per sempre l’Occidente.

L’ho presa un po’ larga, lo so. Oggi voglio parlare di Alexandria: una donna, di origini portoricane, di ventotto anni, attivista, educatrice, organizzatrice di comunità nel Queens e nel famigerato Bronx.

Una socialista democratica dalla pelle ambrata e i capelli corvini. Figlia di quell’emigrazione che Donald Trump sta usando come specchietto per le allodole cercando consensi tra i disperati della white trash, la spazzatura bianca, semianalfabeta, povera, disperata e abbandonata.

Alexandria andrà quasi sicuramente al Congresso, con una votazione tra le più sorprendenti nelle primarie democratiche, dove ha battuto il blasonato peso massimo Joe Crowley, già membro della Camera dei Rappresentanti di New York.

Alexandria ha portato all’attenzione di tutti le rivendicazioni dei socialisti d’America, e ci ricorda, la rovente portoricana, che la passione e la rabbia muovono da decenni i socialisti, e che troppo spesso ci si appiattisce per opportunismo o paura, su istanze più moderate.

Ma soprattutto, gli statunitensi hanno voglia di leader giovani, forti e puliti. Essere arrabbiati non vuol dire essere guastatori. Si può essere arrabbiati e appassionati e convogliare queste energie nel costruire, nel lavoro, nel non fermarsi mai.

Tra due mesi, le elezioni di midterm statunitensi, che si terranno il primo lunedì del mese di novembre, ci diranno se il Partito Democratico riuscirà a riprendersi la Camera e il Congresso. Certo è che una nuova generazione più battagliera e impegnata, sta salendo dal basso, e Alexandria ne è una rappresentante.

Questa candidatura è però più importante, in quanto è proprio antitetica a quella di Trump, da una parte il bianco ricco e arrogante, dall’altra l’umile ragazza figlia dei ghetti newyorkesi. L’impressione è che se una riscossa anche per l’Europa ci può essere, ancora una volta possa venire da quella parte sana e decisa degli States, quella parte che non ha votato il folle che siede alla Casa Bianca e che ha una grande voglia di riprendersi ciò che è anche suo.

Al Late show di Stephen Colbert, Alexandria ha detto una frase, che suona dannatamente come il grido di battaglia di una gang, di quelle che “I guerrieri della notte” di Walter Hill ci hanno insegnato a temere:

“Trump non è ancora pronto per una ragazza del Bronx…”

Auguri Alexandria, figlia del ghetto.

 

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