La Scuola che verrà: l’effetto peer.

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A pochi giorni dalla votazione sul referendum contro La Scuola che verrà, vorremmo ricordare alcuni chiari e inequivocabili elementi positivi della riforma. I fattori d’influenza sulla qualità del processo d’insegnamento e apprendimento sono molteplici e di varia natura.

Abbiamo già riferito in precedenza dell’effetto classe (leggi qui), cioè il numero di allievi per gruppo di apprendimento e dell’effetto filiera (leggi qui), ovvero l’omogeneità versus l’eterogeneità delle classi. Nel caso del primo fattore, il numero dimezzato di studenti per classe, cioè negli atelier e nei laboratori, come proposto dalla Scuola che verrà, rappresenta un fattore decisivo per l’incremento della qualità degli apprendimenti. Nel caso del secondo fattore, ricordiamo che separare precocemente gli alunni in bravi e meno bravi, reca un danno all’equilibrio della classe e alla qualità dello sviluppo degli apprendimenti, sia nei più bravi che nei meno dotati. In sintesi: entrambe le componenti del sistema scuola risultano decisive per una scuola dell’obbligo che si possa dire efficace ed equa. Ricordiamo che senza l’una, l’equità, l’altra, l’efficacia, non esisterebbe (Felouzis, 2011).

Quest’oggi, vorremmo occuparci dell’effetto peer, un altro elemento di imprescindibile importanza a favore della riforma scolastica in votazione il prossimo 23 settembre. Si tratta, in altre parole, di pianificare occasioni di apprendimento inclusive, come in parte già viene svolto dalla scuola obbligatoria attuale. Ovvero, la compresenza per così dire, di allievi definibili come scolasticamente forti, medi e deboli, che rappresenta un vantaggio per la classe e per l’insegnante. Nuovamente, le ricerche scientifiche confermano la bontà della riforma scolastica in votazione. Gli studi della ricerca condotta da Duru-Bellat e Mingat (1997), riferiscono di un quadro inequivocabile. Le classi ad effettivo composito, cioè i gruppi di allievi di estrazione cognitivo-comportamentale eterogenea (forti, medi e deboli insieme), risultano sempre e comunque al di sopra, in termini di performances, dei gruppi omogenei (cioè solo forti, solo medi, solo deboli), nei risultati ai test loro somministrati in sesta classe, l’equivalente della nostra prima media. Nemmeno le classi ad effettivo omogeneo dei “forti” ,risulta superiore nei test alle classi eterogenee. E’ l’effetto school mix o effetto peer. Non da oggi, sappiamo che l’apprendimento in età adolescenziale avviene non soltanto in senso gerarchico, cioè docente-allievo, ma in misura altrettanto importante, per vie orizzontali, cioè allievo-allievo (Girod, 1981).

 

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