L’Africa e il cartellino rosso a Salvini

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L’Unione Africana esprime il suo sconcerto per le dichiarazioni di Salvini sui migranti. Ma sarebbe forse più opportuno non cadere in certe provocazioni?

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Ad aver replicato a tono agli sproloqui e agli insulti proferiti dal buon ministro degli interni italiano Matteo Salvini la scorsa settimana non c’è stato solo il lussemburghese Jean Asselborn. A manifestare il proprio sconcerto s’è aggiunta pure l’Unione Africana che ha ricordato come “il più importante caso di migrazione di massa nella storia dell’Europa moderna” è stata proprio quello degli italiani. Per la serie: da che pulpito, maestro!

“Il signor Matteo Salvini, in una recente conferenza a Vienna, ha paragonato gli immigrati africani a degli schiavi – si legge nel comunicato – È opinione dell’Unione Africana che insultare non aiuterà a risolvere le sfide legate alla migrazione che stanno affrontando l’Africa e l’Europa.” Un commento in linea con quanto in precedenza aveva detto a caldo il ministro Jean Asselborn, sottolineando successivamente come i toni e i metodi usati dal (vice)premier italiano somigliassero da vicino a quelli dei fascisti degli anni Trenta.

“Nel periodo che va dal 1861 al 1976 più di 26 milioni di persone hanno lasciato il Paese, diretti principalmente in altri Stati europei e nelle Americhe – sottolinea l’organizzazione internazionale che raggruppa tutti e 55 gli stati africani – Approssimativamente un italiano su quattro è emigrato ed è documentato come l’Italia abbia goduto e sia cresciuta proprio grazie alle rimesse ottenute dagli italiani all’estero e dal commercio”. Tutto questo ce lo ribadiscono perfino i libri di storia.

Eppure, che qualche pregio Matteo Salvini ce l’abbia, è fuor di dubbio. A certificarlo c’è stata perfino la copertina di Time. Com’è capace lui di far andare fuori dai gangheri certa gente, davvero nessun altro ci riesce. Non così bene. Peccato solo che chi s’innervosisca e risponda a tono, sotto sotto stia facendo proprio il suo gioco. Perché un provocatore ha un unico obiettivo. Provocare. E se la risposta è di quelle che diventano virali sui social come nel caso dell’indispettito ministro degli esteri lussemburghese siamo ovviamente al top. Meglio ancora se la reazione è violenta e scomposta. Merde Alors.

Quel che Salvini si merita è piuttosto un constante e continuo “ma cosa c’entrano i migranti, caro Matteo?”, domanda ripetuta come un mantra fino alla nausea. Cosa c’entrano i migranti con gli italiani che non fanno più figli? Nulla. Un Paese stremato, fiaccato da politici incapaci di ridare fiducia nelle istituzioni ai propri cittadini e ossigeno all’economia non può certo pretendere di avere gli asili nido strapieni, soprattutto quando quest’ultimi sono pochissimi e costano cifre che la classe media non può permettersi. Infine non risulta da nessuna statistica che grazie all’operazione “porti chiusi” il tasso di natalità in Italia sia esploso. Perciò la questione da fallo da espulsione è sempre e soltanto la medesima. Ma cosa cazzo c’entrano i migranti, Salvini?

 

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