Lo scoop del caffè e la verità sui rimpatri

Il Caffè pubblica un video che smentirebbe la descrizione di un rimpatrio forzato, ma confonde due vicende diverse e incorre in alcuni errori

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Domenica scorsa il “Caffè” ha pubblicato un articolo dal titolo “In un video la verità sulla mamma eritrea” (leggi qui). A firmarlo Patrizia Guenzi. Va detto per onorare una parola non certo facile da maneggiare, ma con la quale chi fa del giornalismo onesto intellettualmente si trova – ahimè è inevitabile – a dover fare i conti, cara Patrizia. La verità. Quella che racconterebbe il video su cui poggia il tuo racconto ben sintetizzato dal titolo del tuo articolo.

Un racconto che, in parte, sconfessa quello delle sette persone che pochi giorni fa hanno denunciato i modi e la violenza con la quale si è cercato di compiere un rimpatrio (leggi qui). Quello di una donna e dei suoi due figli minorenni, di 4 e di 8 anni. Alloggiati in Ticino all’albergo La Santa di Viganello. Fatti questi che risalgono alla notte fra l’11 e il 12 di settembre. E fin qui siamo tutti d’accordo.

Peccato però che la donna, così come in molti hanno scritto senza aver verificato a sufficienza le proprie fonti, non sia affatto eritrea. Lo era quella protagonista di un precedente rimpatrio (leggi qui). Ma non questa. Ecco perché il tuo castello di carte e quella che definisci essere “una nuova versione di una vicenda controversa, per cui un gruppo di sette cittadini ticinesi ha reagito e chiesto spiegazioni alla polizia” crollano miseramente. Il video di cui parli è quello di una verità che non c’entra nulla con quanto è stato finora denunciato e a sostegno della quale sono state raccolte più di 1’800 firme.

Una “vicenda controversa”, sicuramente dibattuta, ma non dubbia. Invece sottopelle nel tuo articolo si dubita della buonafede e dell’integrità di persone che ci hanno messo la faccia, non certo a cuor leggero o peggio raccontando storie così, per sentito dire. Perché screditarle? A che pro?

Il falso scoop del “Caffè della Domenica”

Voleva essere “la verità sulla mamma eritrea e i suoi bambini portati via nella notte” quella descritta nell’articolo pubblicato dal “Caffè della Domenica” (edizione del 23 settembre 2018, pagina 8), e invece si tratta di una pagina che confonde le idee.

L’articolo del “Caffè” pretende di conoscere “una nuova versione di una vicenda controversa”, basandosi su di un video che, afferma la giornalista, avrebbe ottenuto dalla pensione La Santa, di Viganello. Ma quell’articolo, così come l’approfondimento con l’avvocato di Soccorso Operaio, fornisce informazioni sbagliate.

Mettiamo un po’ di ordine nelle cose. Le espulsioni denunciate nei giorni scorsi dal “GAS gentecheaccendelasocietà” e da un gruppo di sette cittadini sono due, e si tratta di casi diversi.

Nel primo caso si tratta di una mamma eritrea, con due figli, prelevata a Cadro ed effettivamente rinviata a Brindisi (non Bari come scritto invece nell’articolo del “Caffè”).

Nel secondo caso si tratta di una mamma con due figli prelevata nella notte dalla pensione La Santa di Viganello, portata a Zurigo e imbarcata su di un aereo per essere rinviata a Milano. In seguito alle resistenze di madre e figli, quella procedura di espulsione è stata interrotta.

Nel primo caso si tratta di una donna eritrea, nel secondo caso non si tratta di una donna eritrea.

Il “Caffè” incorre in almeno due errori.

Il primo consiste nel confondere le due vicende per cui il caso della donna prelevata a Viganello, dalla pensione La Santa, per essere espulsa verso Milano e quello della donna effettivamente rinviata a Brindisi diventa “il rinvio della famiglia da Zurigo a Bari, via Milano”.

Il secondo consiste nell’attribuire alla donna (ma ripetiamo, i casi sono due) la nazionalità eritrea: ma solo una delle due donne è eritrea, e il gruppo di sette cittadini non ha mai detto di quale nazionalità fosse la donna prelevata a Viganello.

A noi sorgono a questo punto inquietanti interrogativi: da dove salta fuori il “video della pensione La Santa di Viganello” che è stato dato al “Caffè” per raccontare la presunta verità sulla vicenda? Ci sono telecamere di sorveglianza all’interno delle camere degli ospiti nelle pensioni? Gli ospiti vengono filmati nella loro intimità famigliare? È un video girato da qualcuno al momento di una espulsione (comunque non quelle denunciate dal GAS e dai sette cittadini)? È una montatura?

In conclusione: siamo amareggiati per il fatto che sulla pelle di donne e bambini che vivono situazioni traumatiche e lesive della loro dignità, si costruiscano con sbrigativa leggerezza racconti poco accurati. È una doppia sconfitta: della “tradizione umanitaria” svizzera e della corretta informazione.

Francine Rosenbaum, etnologopedista

Romina Gentilini-Mengoni, referente interculturale per le scuole

Elena Conelli, psicoterapeuta

Sultan Filimci, docente di scuola media

Lara Robbiani Tognina, attiva in ambito sociale e umanitario

Paolo Buletti, logopedista

Simone Cornaro, oftalmologa

 

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