Ma andate a votare, porca miseria!

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Votare dovrebbe essere come mangiare. Un impulso primordiale, uno stimolo peristaltico come quando corriamo al wc.

Insomma, un atto fisiologico della democrazia, quella democrazia sfilacciata di oggi che sta allevando nel suo seno i semi della sua fine.

Votare rimane ormai un diritto che sempre più pochi esercitano. Domenica saremo chiamati a decidere 4 oggetti in votazione. Uno su tutti, La Scuola che Verrà, è dannatamente importante per il Ticino, ma il voto per corrispondenza è a livelli penosi. Dal 6 al 20% la partecipazione, attestatasi a ieri nei Comuni, con una media del 14%. Ad oggi, neanche un cittadino su 6 è andato a votare.

Eppure questa riforma scolastica, se accettata, stabilirà le linee guida del sistema scolastico nei prossimi decenni. Non roba da poco. Su questa riforma si sono sprecate demagogia, frottole belle e buone e il tentativo di farla passare per un frutto avvelenato dei rossi. All’ideologicizzazione (che brutta parola!) del progetto, ci credono solo i promotori del referendum, infatti anche Fabio Pontiggia, che non si può certo tacciare di simpatie di sinistra, in un suo articolo sul Corriere, sempre di ieri, lo ammette con oggettività:

“ …Se si bada invece alla sostanza del progetto si constata come «La scuola che verrà» non sia altro che il naturale punto di approdo della riforma che nel 1974 mandò in soffitta ginnasio e scuola maggiore a beneficio della scuola media unica. Inizialmente con le sezioni A e B (la prima per i più capaci o secchioni, la seconda per i più deboli o svogliati); poi con i livelli 1 e 2 (in matematica, tedesco e francese); infine con i corsi attitudinali e i corsi di base (solo in matematica e tedesco), incomprensibilmente chiamati – di nuovo – A e B.”

Stranamente, questa lotta intestina tra politici non trova riscontro nella realtà, dove abulici cittadini finiranno, se le percentuali rimangono vicine a quelle descritte, vittime del responso delle urne, qualunque esso sia. La preoccupazione è che la gente non sia più capace di concentrarsi su temi complessi e astratti ma si mobiliti solo con slogan forti e questioni pratiche legate al pro saccoccia. Insomma, se ci guadagno o perdo qualcosa mi muovo, sennò cucca. In queste settimane ho potuto personalmente constatare come davvero un’esigua minoranza sapesse realmente di cosa stava parlando. Anche vero che i tempi brevi della campagna, con in mezzo le vacanze estive, hanno ridotto a pochi slogan beceri il lavoro di quattro anni di consultazioni e lavori.

Saranno poi i nostri figli a pagare quest’ignavia, questo disinteresse colpevole per la cosa pubblica. Perciò poche scuse, a votare si va sempre, anche se in ballo c’è il colore pantone della bandiera ticinese da cambiare. Siete ancora in tempo, date una svolta a questo Paese. Alzatevi dal divano e andate a votare, anche solo per sentirsi meno colpevoli il lunedì mattina.

 

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