Michael Moore: i repubblicani tremano

Il regista del documentario Farenheit 9/11, che guadagnò 220 milioni di dollari ai botteghini e segnò dolorosamente la storia USA con una cronaca sulle Torri Gemelle, oggi ribalta le cifre e si appresta a uscire con un nuovo film: Farenheit 11/9, la data di insediamento di Donald Trump.

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“L’America darà un esempio all’Europa, prevedo uno tsunami di elettori stavolta, soprattutto donne, giovanissimi e afroamericani. Se i candidati democratici sapranno giocarsi la carta vincente, ai repubblicani non resta che tremare”.

Come dicevamo già in un precedente articolo, parlando della giovane socialista Alexandria Ocosio Cortez, gli USA sembrano risvegliarsi da un brutto sogno (leggi qui). Forse sono solo speranze, forse no, fatto sta che la macchina da guerra democratica sta macinando alla grande. Negli ultimi giorni, dal discorso di Barack Obama, decisamente e insolitamente anti-Trump, al tour del regista Michael Moore negli Stati USA, la parte civile del Paese sembra voler reagire.

“Se torniamo a fare politica seria, i leader xenofobi e razzisti della Terra non andranno più da nessuna parte. Prima o poi i fascisti perderanno. Il loro punto di forza siamo proprio noi: non li abbiamo mai presi sul serio. Grosso errore!”.

Il film è uscito in anteprima a Toronto, e se avrà il successo del precedente, avrà un’eco mediatica non indifferente. Anche perché come sappiamo ormai, la politica non si fa più ai dibattiti, ma sui media e sui social network. La vera sfida per i democratici è, come per le elezioni di Obama, far reagire le minoranze ispaniche e afroamericane, a cui Trump è particolarmente inviso. Far muovere elettori poveri, disillusi e discriminati, farli iscrivere ai registri di voto, fare in modo che facciano pesare la loro rabbia.

Ecco, suscitare la rabbia che porta alla reazione, convogliare questa energia in un voto democratico che releghi i complici repubblicani di Trump in un angolo. Questo dovrebbe imparare a fare l’Europa, creare un sogno comune di rivalsa, ribaltare narrazioni velenose e stantie. Dare speranze serie alla gente. Intanto Michael ci da una mano, cosciente che la globalizzazione ci lega tutti a doppio filo, alla faccia dei proclami sovranisti. C’è un mondo più aperto e meno livoroso negli USA? I neri e gli ispanici dei ghetti riusciranno a contrastare, in una triste guerra tra poveri, i redneck del Midwest? Lo scopriremo a novembre alle elezioni di midterm. Intanto Michael non sta con le mani in mano, come sua abitudine:

“Farò visita a tutti gli Stati che non hanno un orientamento politico stabile e li convincerò.”

 

 

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