Pillole care, pillole amare

È notizia di questi giorni che la Confederazione è di nuovo sul piede di guerra nei confronti di un farmaco il cui prezzo, a suo avviso, è davvero troppo caro. Siamo cioè alle solite

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Immaginate di essere in farmacia, avete appena dato la vostra ricetta a una gentile signorina che, una volta alla cassa, con un sorriso bonario vi dice: “sono centocinquantaseimila franchi e settantacinque centesimi!”. Roba francamente da infarto, se ci pensate. Ma questa situazione può essere ben altro che una bizzarra fantasia (o un incubo) e basta. È notizia di questi giorni, lo riportava la NZZ am Sonntag, che la Confederazione è di nuovo sul piede di guerra nei confronti di un farmaco il cui prezzo, a suo avviso, è davvero troppo caro. Siamo cioè alle solite (leggi qui).

C’è infatti un non ben precisato nuovo farmaco di una non specificata azienda farmaceutica (perché tutto questo mistero?) che serve per curare una grave malattia genetica che costa esattamente 150.000 franchi. Con questa cifra, gli assicurati dovrebbero sostenere costi aggiuntivi per 60 milioni di franchi all’anno. Una follia che potrebbe rimanere tale se non fosse che casi come questo sono sempre più frequenti. E finiscono per infervorare il dibattito fra chi se la prende con le case farmaceutiche accusate di avidità e chi con le coperture assicurative delle casse malati non certo meno ingorde (leggi qui).

In un braccio di ferro che viene però fatto sulla pelle e la salute dei malati. Di chi non ha scelta. Mentre da entrambe le parti della barricata si gioca a chi abbaia più forte. Con i pazienti che dovranno ancora pazientare nell’attesa di poter beneficiare di questo farmaco per loro vitale. Una questione, quella del prezzo, che idealmente nemmeno dovrebbe porsi. E invece le logiche economiche del capitalismo non fanno sconti neppure a chi questo sistema perverso è costretto a ungerlo con centinaia di migliaia di franchi necessari per avere una vita che sia quantomeno dignitosa.

La cosa ancora più emblematica e grave di tutta questa vicenda è poi il fatto che i negoziati fra le parti vanno avanti da parecchi anni. Senza che ci sia riusciti nel frattempo a trovare un compromesso. Con il Governo che non si è piegato di fronte alle pressioni e la convinzione espressa da un portavoce dell’Ufficio federale della sanità pubblica che ha rivelato – senza nemmeno troppo girarci intorno – come “questa tendenza sta dando sempre più l’impressione che le case farmaceutiche stiano cercando di approfittare del sistema sanitario svizzero”.

Ecco perché anche una vecchia battuta apparentemente senza senso del comico statunitense Groucho Marx che diceva “l’ultima volta che sono andato dal medico mi ha dato tante medicine che, una volta guarito, sono stato male per un mese intero!”, alla luce di questo ingiusto mercimonio della salute (oltre che eticamente riprovevole) acquista una profondità e un’amarezza di strettissima attualità.

 

 

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