Rimpatri forzati: la Sinistra reagisce

Dopo Matteo Pronzini, in poco tempo, anche i socialisti si sono mossi in seguito ai rimpatri e muovendo i pezzi da 90. Infatti, per quanto si protesti a livello ticinese, è Berna alla fonte delle decisioni su espulsioni e rimpatri.

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La deputata socialista Gina La Mantia ha depositato in Gran Consiglio un’interpellanza e Marina Carobbio, Consigliera Nazionale, ha chiesto lumi al Consiglio Federale in merito al modo con cui viene applicato il regolamento di Dublino quando in ballo ci sono disabili o persone fragili.

L’Ufficio della migrazione, infatti, non sembra fare nessuna differenza tra adulti e bambini o persone con oggettive difficoltà mediche. D’altronde, aspettarsi umanità da un governo a maggioranza di destra che non ravvede problemi di sorta, né dal punto di vista della neutralità né da quello umanitario per la vendita di armi a Paesi in guerra, è pura fantasia.

Avevamo in questi giorni parlato di due casi veramente crudi e incresciosi, dove la polizia aveva usato metodi coercitivi per allontanare due famiglie con bambini piccoli. In quei casi, addirittura una bambina di cinque anni epilettica e con problemi mentali.

Carobbio chiede al governo svizzero chi siano i responsabili di questi rinvii e se venga, appunto, tenuto conto della vulnerabilità di certe persone, chiede inoltre in quanti casi è stata utilizzata questa prassi e quali siano i criteri attuali nel caso di rimpatri con famiglie e figli minori.

Se è ovvio che non tutti i migranti possono essere accolti, anche se la Svizzera oggettivamente non si ammazza certo di solidarietà, alla faccia della fantomatica tradizione umanitaria, è pur vero che in casi particolari ci deve poter essere discrezionalità.

Ricordiamo a tal proposito il recente caso di Bewar Omar, un curdo afghano, integrato, con un lavoro che dopo dieci anni si è visto notificare l’espulsione (leggi qui). Migliaia di firme erano state raccolte e la politica per fortuna si era mossa, dando una tenue speranza al ragazzo.

Nonostante questo, troppe storie struggenti e crudeli, si intrecciano ogni giorno in Ticino, famiglie separate, espulsioni forzate, in nome di una burocrazia arida e senza cuore. Chiedere alle istituzioni, con forza, di recuperare un poco di umanità è un nostro dovere, perché c’è una fetta di Svizzera che questi metodi non li tollera.

 

 

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