Rimpatri violenti, atto secondo

Una vicenda che non ha nessuna giustificazione se non la si legge per quello che è: un’intimidazione bella e buona

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“La notte tra l’11 e il 12 settembre alle ore due la polizia ha fatto irruzione all’albergo La Santa di Viganello che ospita richiedenti l’asilo e prelevato una madre con due bambini di 8 e 4 anni trasportandoli con la forza fino all’aeroporto di Zurigo per dare seguito a una decisione squinternata di espulsione verso l’Italia.”

Inizia così il comunicato stampa intitolato “Siamo al buio”. Una paginetta che racconta come, dopo un primo caso d’espulsione forzata di una donna eritrea con una figlia disabile (leggi qui) avvenuto giusto una settimana fa, si sia tornati con la stessa sproporzione e lo stesso identico modus operandi a colpire nel bel mezzo della notte. Ancora e di nuovo su di una donna e sui suoi due bambini inermi. Una porcata in piena regola che, da qualunque parte la si guardi, rimane tale.

A denunciarla sono sette intrepidi cittadini. Una vicenda che non ha nessuna giustificazione se non la si legge per quello che è: un’intimidazione bella e buona fatta per dimostrare probabilmente a una certa parte dell’opinione pubblica, schierata con chi politicamente nei confronti dei migranti e dei richiedenti l’asilo ha sempre adottato il pugno di ferro, che si fa davvero quel che si dice, proprio com’è accaduto in questo caso. Poco importa se sulla pelle di minori che dovrebbero essere tutelati e difesi. Probabilmente perché ci sono minori e minori. Figli bianchi e ricchi e figli di.

Noi di GAS Social abbiamo parlato con Lara Robbiani Tognina, una delle firmatarie di quella che è una denuncia in piena regola dei metodi adottati e della violenza subita, in questo caso, da due ragazzini che si sono visti svegliare e prelevare nel bel mezzo della notte per essere poi riconsegnati alle autorità italiane, con un viaggio aereo da Zurigo a Milano. Un viaggio interrottosi però prima del decollo.

“La polizia ha in seguito costretto la madre e i due bambini a salire su un aereo: i bambini vomitavano e la madre in lacrime. All’alba l’equipaggio li ha fatti scendere. La polizia ha avvertito la madre che l’avrebbero riportata sull’aereo la settimana prossima e l’ha lasciata sola con i bimbi dicendole di arrangiarsi ad arrivare in Ticino. Per completare l’opera un’agente della polizia aeroportuale ha mostrato alla madre e ai suoi due bambini una foto di una persona con mani e gambe legate e occhi bendati gridando: la prossima volta vi metteremo sull’aereo così”.

La donna presa in custodia a Viganello da alcuni poliziotti in borghese, Lara Robbiani Tognina la conosceva bene, poiché ha alloggiato per qualche tempo in un struttura alberghiera a Bellinzona, e non può non continuare a chiedersi quale sia stata la ragione che abbia portato le nostre autorità ad agire così come descritto nella lettera. Facendo pressione psicologica sui bambini, tirati in ballo e brutalizzati con metodi che purtroppo ci ricordano da vicino quelli della Gestapo, quasi a voler seguire il motto “punirne uno per educarne cento”. Forti con i deboli, deboli con in forti. Chiamate in causa le autorità non hanno saputo fare altro che rispondere con un sinistro: “noi abbiamo soltanto eseguito degli ordini”.

L’unica consolazione è sapere che, alla tossicità e alla virulenza di questi episodi francamente inaccettabili, ci siano ancora degli anticorpi, dei cittadini capaci di opporsi alla vergogna, alla pochezza di quanto è accaduto nel nostro Cantone per ben due volte nell’arco di pochi giorni. Una vergogna che chiama in causa direttamente il ministro Norman Gobbi, colui che dell’efficienza nelle operazioni di rimpatrio si è sempre vantato con grande orgoglio e poco importa se schiacciato nelle ruote dell’ingranaggio, di tanto in tanto, ci finisce anche qualche innocente. Ma è davvero questo, ministro, il prezzo che tutti noi dobbiamo pagare?

Siamo al buio

La notte tra l’11 e il 12 settembre alle ore due (02.00) la polizia ha fatto irruzione all’albergo La Santa di Viganello che ospita richiedenti l’asilo e prelevato una madre con due bambini di 8 e 4 anni trasportandoli con la forza fino all’aeroporto di Zurigo per dare seguito a una decisione squinternata di espulsione verso l’Italia.

La polizia ha in seguito costretto la madre e i due bambini a salire su un’aereo: i bambini vomitavano e la madre in lacrime. All’alba l’equipaggio li ha fatti scendere. La polizia ha avvertito la madre che l’avrebbero riportata sull’aereo la settimana prossima e l’ha lasciata sola con i bimbi dicendole di arrangiarsi ad arrivare in Ticino. Per completare l’opera un’agente della polizia aeroprotuale ha mostrato alla madre e ai suoi due bambini una foto di una persona con mani e gambe legate e occhi bendati gridando: “la prossima volta vi metteremo sull’aereo così”.

Al di là della discussione sulla trafila burocratica denunciamo questa modalità violenta di dare seguito ad una disposizione che era in via di riesame. Non c’è nessun bisogno di irrompere di notte in un’abitazione e di terrorizzare una madre e due bambini. Non c’è nessun bisogno di interrompere in modo violento un percorso che stava ricostituendosi. La mattina i due bambini avrebbero dovuto andare a scuola e invece hanno imparato a loro spese cosa significa doversi confrontare con la violenza delle istituzioni.

Tutto ciò, a detta dei servizi cantonali preposti, “per evitare l’aggravarsi del trauma” (vedi Quotidiano delle 19, RSI La1, 13.9.18, primo servizio su una situazione analoga verificatasi la notte dopo)

Noi cittadini non ci riconosciamo in questo scoraggiamento sistematico della speranza, in questo palese disprezzo dei diritti dei bambini, in questa mancanza totale di riguardo per l’umanità fragile.

Chiamiamo in causa non solo i poliziotti che hanno dato seguito agli “ordini” ma anche chi richiede e legittima questa violenza istituzionale.

Francine Rosenbaum, etnologopedista

Romina Gentilini-Mengoni, referente interculturale per le scuole

Elena Conelli, psicoterapeuta

Sultan Filimci, docente di scuola media

Lara Robbiani Tognina, attiva in ambito sociale e umanitario

Paolo Buletti, logopedista

Simone Cornaro, oftalmologa

 

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