Rorè e la paura del futuro

La ricucitura in ballo dopo l’eliminazione dell’A13 dal cuore del paese sta scaldando gli animi. Un Municipio chiuso sulle sue posizioni e poco collaborativo si scontra coi referendisti che non ci stanno a vedere la speculazione immobiliare occupare i terreni liberati.

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I cittadini di Roveredo, il 23 settembre, dovranno decidere del loro futuro. Sul piatto c’è una soluzione “chiavi in mano”, promossa dal Municipio, che vuole vendere il cuore del paese (i terreni liberati dall’autostrada A13) ad un’immobiliare di Zugo. La Alfred Müller Ag offre 230 franchi al metro quadrato per circa 10mila metri di terreno e vorrebbe edificare 13 palazzine con, al piano terra, 2mila metri quadri di spazi commerciali. La propaganda -immaginiamo finanziata dal colosso immobiliare- mostra, in carta patinata, un centro pieno di vita, dai colori sgargianti e addirittura con un cinese che fotografa questo idillio.

La realtà dei fatti è che Roveredo non ha bisogno di un simile progetto. Roveredo ha già attualmente un tasso di appartamenti sfitti superiore al Ticino. E il Ticino in cinque anni – lo sappiamo grazie ai dati forniti in settimana dalla Seco – gli appartamenti vuoti sono triplicati, passando da 1607 a 4826. Al progetto si oppone un movimento apartitico e apolitico, dal nome pittoresco “un Cher per Rorè”. Pochi volenterosi che si sono dati la briga di fare un lavoro straordinario, smontando pezzo per pezzo le tesi dell’imprenditore d’oltralpe e del Municipio, contando esclusivamente sulle proprie forze ed auto-finanziando la campagna.

I partiti ormai non esistono praticamente più nel capoluogo della Bassa Mesolcina, e alle riunioni si presentano al massimo 7 o 8 simpatizzanti.  Per questo motivo non esistono indicazioni di voto degne di nota. Tranne purtroppo quelle propagandistiche del Municipio, guidato da Alessandro Manzoni (che si dice simpatizzante dell’UDC) che ha negato a più riprese il dialogo con gli oppositori.

Oppositori che nel frattempo hanno dapprima raccolto più di 500 firme per chiedere un time out e in seconda battuta sono riusciti a raccogliere le sottoscrizioni necessarie per il  referendum. Anche in questo caso però il Municipio si è rifiutato categoricamente di organizzare delle serate di dibattito pubblico, di rispondere alle domande dei giornalisti, accusando a più riprese la RSI di manipolare l’informazione come riferito dal Quotidiano.

Il vero nemico da combattere però non  è il progetto, ma la paura. La paura del futuro. La paura di vedere per anni il centro paese tutto verde. Pieno di prati. No, per carità. Non si può attendere. Non si può riflette sulle reali necessità di un paese che non vuole e non deve rassegnarsi a diventare una semplice periferia. Il borgo che ha dato i natali ai Magistri moesani che hanno costruito mirabilmente intere città del Nord Europa rischia di svendere il proprio cuore a coloro i quali della storia del borgo non importa nulla.

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