Un ottimo esordio ticinese, quello di Davide Staffiero

Nonostante il titolo della collana, «Il Programma» non è un giallo. Piuttosto un dramma eistenziale del terzo millenno. Scritto molto bene. E che merita di essere letto.

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Una favola noir che ammalia e … annichilisce, lasciando al lettore tanto spazio al pensiero. L’ha scritta un giovane ticinese, Davide Staffiero, classe 1984, e l’ha pubblicata l’altrettanto giovane casa editrice milanese, «Eclissi». Il titolo di questo romanzo è «Il Programma», scritto in maiuscolo. Una storia in pratica ambientata in un posto solo, l’appartamento del protagonista, e per «personaggio unico». Lui, il cosiddetto «eroe», è un pensionato rimasto vedovo. Dopo una vita tranquilla si ritrova fuori dal ciclo produttivo (… e sociale) e senza affetti. Per sopravvivere si costruisce un «Programma»: tutta una sequela di piccole cose e gesti da seguire con ordine certosino. Per esempio andare al bar per la colazione, sempre lo stesso, e sempre in «quel tavolino», di più un luogo … «selezionato in seguito ad uno studio dettagliato che prendeva in considerazione una lunga lista di fattori chiave, salla clientela abituale alla temperatura dell’aria, dalla comodità delle sedie alla forma stessa delle tazzine» (pag 39).

Una vita apparentemente tranquilla per uno che in pratica non ha più speranze, men che meno passioni o furori. Vive di inezie senza avere il coraggio (o la forza) di trasformarle in grandi.

Poi un bel giorno, anzi in un brutto giorno, un piccolo meccanismo si inceppa. Si tratta di una banalità fortuita ma … siamo all’inizio della fine. E tutto il «Programma» deve essere rivisto, messo in discussione o … chissà ? abbandonato. Non riveliamo qui la successione dei fatti per non fare uno sgarbo ai lettori che vorranno avventurarsi in questa minuta cronaca (ogni giorno un titolo) che è toccante e disperata. In una parola: umana.

Con un eroe del genere la narrazione trova un suo sviluppo tramite una scrittura semplice (e dal punto di vista di chi scrive è una gran qualità) e riesce ad imporsi grazie ad un ritmo che a definire incalzante è ancora poco. La microstoria affronta grandissimi temi, tutti attuali: la solitudine come negazione dell’essere sociale, la paura che ne consegue (e sappiamo tutti i danni provenienti da questo sentimento), l’alienazione (si crea un qualcosa che serve eppoi se ne diventa schiavi). Ancora la non più voglia di domani, la tentazione di lasciarsi andare. Fatti di oggi, cose che Stafferio affronta nei piccoli gesti per indurre il lettore ai grandi temi della vita odierna, o se si vuole al … senso della vita. Peggio ancora ad un incubo perché la storia di Bloch può anche essere letta come metafora della nostra società d’oggi (attaccata al minimo, paurosa, senza voglia di futuro…)

Davvero un gran bell’esordio, che non ci meraviglia sapere tra i finalisti del Premio giovane Holden (scusate se è poco… ): a fine settembre sapremo di più.

Nonostante il titolo della collana, «Il Programma» non è un giallo. Piuttosto un dramma eistenziale del terzo millenno. Scritto molto bene. E che merita di essere letto.

 

«IL PROGRAMMA» , di DAVIDE STAFFIERO, 2018, ed. Eclissi, 2018, pag. 151, Euro 12,00.

PS. A scanso di equivoci (ma va specificato su di un portale come GAS ?) chi scrive non conosce Davide Staffiero e non l’ha mai incontrato. Fino ad oggi almeno.

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