Un raccattapalle con le palle

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A volte, anche dietro a un gesto banale e scontato com’è quello di raccogliere una pallina da tennis può esserci un uomo e la sua storia, la sua buona storia da raccontare. Unica e speciale. Una di quelle capaci di portare un po’ di ordine nel caos e nella follia che il più delle volte ci circonda.

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Sentirsi dare del raccattacicche non è certo piacevole. Anzi. Ma anche la figura del raccattapalle non si può dire che sia vissuta alla stregua di un supereroe, a meno che voi non lo siate in una maniera un po’ speciale e tutta vostra così come lo è, a cinquantotto anni, lo statunitense Todd Reed, uno fra i raccattapalle presenti agli Us Open 2018. Entrato nel Guinness dei Primati. A modo suo un mito. Perché è davvero una gran bella storia la sua, di quelle che si raccontano con piacere e ci confermano come, di fronte al destino, ognuno di noi abbia la possibilità di emanciparsi e vincere la propria mano. A prescindere dalle carte che uno si ritrova davanti.

Sì, perché Todd che dal 2014 fa il raccattapalle mimetizzandosi con grande naturalezza fra i ragazzini che come lui affollano i campi da tennis dei grandi tornei, in Iraq, durante la guerra denominata “Desert storm”, su di una mina ha perso metà della sua gamba destra. Un incidente di percorso che non gli ha però impedito di reinventarsi e di diventare, a modo suo, un esempio positivo. “Faccio il raccattapalle – dice Todd – con gioia. Mi fa sentire ragazzino come tutti quelli che ho intorno e con cui mi alterno sui campi”.

Un tempo faceva l’infiltrato per la narcotici. Ma tutto questo accadeva prima della guerra e prima che il suo piede destro si sollevasse da terra facendo esplodere la mina innescata col peso del suo corpo, calpestandola. Accadeva durante la sua seconda missione a Mosul in una bella giornata di sole del 1991. Oggi la sua vita invece ruota attorno ai campi da tennis, dove a fare squadra ci sono i suoi colleghi, raccattapalle come lui, la cui età oscilla tra i 14 e i 29 anni. Così, Todd, che è al suo quinto Us Open, è diventato per loro modello e fonte d’ispirazione. “È nettamente il più reattivo e in forma di noi tutti”, dicono di lui in coro.

Ovviamente per Todd, la scelta di far parte del gruppo di 275 raccattapalle degli US Open non ha a che fare con i soldi, avendo lui già una pensione da veterano e da invalido. Gli 11 dollari all’ora che guadagna li spende in regali per i nipotini. Quel che conta è essere tornato a sentirsi speciale e parte di un gruppo che ha un obiettivo comune e condiviso. Permettere che i grandi campioni, da Djokovic a Federer possano esprimersi al meglio senza perdere la concentrazione. Perciò, grazie Todd. Perché, a volte, anche dietro a un gesto banale e scontato com’è quello di raccogliere una pallina da tennis può esserci un uomo e la sua storia, la sua buona storia da raccontare. Unica e speciale. Una di quelle capaci di portare un po’ di ordine nel caos e nella follia che il più delle volte ci circonda.

 

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