UNIA vince su tutta la linea

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Un epilogo che si è rivelato una bella scoppola per tutta una serie di personaggi leghisti di qua e di là della frontiera e, indirettamente, pure per il Corriere del Ticino. 

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Quest ca sunt dré a cüntavv, l’è ‘na storia vera…

Ci vorrebbe Jannacci per raccontarla questa storia. Antica nelle origini, recente nell’epilogo. Un epilogo che si è rivelato una bella scoppola per tutta una serie di personaggi leghisti di qua e di là della frontiera e, indirettamente, pure per il Corriere del Ticino.

Sintesi della sintesi: più di quindici anni fa il settimanale “Area” del sindacato UNIA pubblicò un reportage sulle attività di un circolo “culturale” denominato Terra Insubre, fondato da un avvocato leghista varesino oggi nel cerchio magico salviniano (Antonio Mascetti). Il servizio riferiva di come Terra Insubre promuovesse di fatto tutta una serie di eventi che intendevano celebrare una sorta di etnonazionalismo di matrice celtica e di estrema destra. Mascetti e Terra Insubre non gradirono quell’articolo di “Area” e intentarono una causa penale contro l’intera redazione. Furono sconfitti in tutti i gradi di giudizio. Non contenti, dopo la sconfitta definitiva nel penale si buttarono sul civile. E lì avvenne una cosa singolare: il Tribunale di Varese in primo grado, tre anni fa, riconobbe a Mascetti e a Terra Insubre pretese di indennizzo. Duemila euro in luogo dei 200mila richiesti. Da riderci sopra. Ma per taluni questa decisione deve aver avuto il sapore di una vittoria: il Mattino della Domenica diede infatti immediatamente ampio risalto alla decisione (peraltro di un giudice civile della tanto odiata Fallitalia). E questo, al di là delle vicinanze tra quella fascia leghista e Norman Gobbi, verosimilmente anche in ragione del fatto che il giudizio colpiva pure Daniele Fontana (allora uno dei collaboratori personali di Manuele Bertoli). Ci fu di più: il Corriere del Ticino si premurò subito di riprendere con bella evidenza la soffiata data dagli insubrici ai loro cuginetti ticinesi.

Ma il giornalismo, si sa, è cosa seria. E i sindacati sono roba tosta. “Area” fece ricorso contro la decisione del tribunale conterraneo di Mascetti. Trasferita a Milano, la vertenza si è risolta definitivamente qualche mese fa con la sconfitta totale di Mascetti e Terra Insubre, condannati a rifondere 25mila euro ad “Area” e quindi all’odiato sindacato. Naturalmente il Mattino della Domenica (e di conseguenza il Corriere del Ticino) ha fatto come le belle rane, sempre di Jannacci: “amore, nella difficoltà, nella necessità, zitto zitto, sto sempre zitto.. amore, nella necessità, della tua scemità, zitto zitto, sto sempre zitto…

Ma non è finita qui, Il CdT in questi giorni, si prende un’altra bella scoppola a opera del sindacato, che lo aveva denunciato al consiglio della stampa. Scrive UNIA in un suo comunicato:

“Il Consiglio svizzero della Stampa, accogliendo i reclami presentati dal sindacato Unia e da altri ricorrenti, ha confermato che il Corriere del Ticino ha violato più disposizioni della Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista e delle relative Direttive, pubblicando nell’ottobre 2017 nomi e circostanze attinenti alla sfera privata di due ex dipendenti della società di sicurezza Argo 1, che si erano rivolti a Unia per denunciare mancati versamenti salariali e altre irregolarità e che erano stati sostenuti e incoraggiati dallo stesso sindacato a rendere testimonianza presso Ministero pubblico e che per questo sono stati accusati dal quotidiano di aver agito come “infiltrati”, cioè di avere avuto da Unia l’incarico di spiare l’impresa per cui lavoravano.”

Un’altra brutta pagina di cattivo giornalismo, che porta il Corriere a perseverare il cammino su una pista tracciata probabilmente dall’ex amministratore delegato Marcello Foa. Si spera che, dopo la sua partenza, il Corriere possa recuperare almeno parte della sua passata autorevolezza.

 

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