Vegani für Adolf

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Il nostro, più che vegetariano, è un presente in cui il sensazionalismo e certa propaganda vegana che paragona l’uccisione di un agnellino a quella di un bambino ancora in fasce, non fanno altro che criminalizzare chi ancora mangia carne, cavalcando allegramente quel populismo che nel Novecento portò al fascismo prima e al nazismo poi.

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Come fa un vegano a essere pure nazista? Il dilemma è di quelli filosofici, ma a dare una risposta a questo dubbio sono da una parte il buonsenso e dall’altra la cronaca. Sì, perché accanto alle chiese più improbabili fra le quali c’è per esempio quella che venera il divino Maradona, quel Diego Armando noto anche come la mano de Dios per un gol non proprio regolare segnato a Mexico ’86 all’Inghilterra e la religione Jedi che nel 2011 contava circa 177.000 adepti, a farsi largo nella fitta selva di sette, logge e movimenti, ce n’è uno nato da poco che si chiama nientemeno che “movimento veganista emergente”. Fondato dal leader boliviano Pablo Adolfo Santa Cruz de la Vega pare si stia diffondendo principalmente in America Latina.

In pratica si tratta di una specie di nazionalsocialismo vecchia maniera ibridato col veganesimo e un pizzico di misticismo che ne irrobustisce il gusto. Rimane ovviamente il fatto che chi si dice vegano, il più delle volte, sceglie di essere tale per risparmiare dalla barbarie degli allevamenti intensivi, spesso simili a campi di concentramento, migliaia di animali fatti crescere solo per farne poi bistecche, filetti o altro di colesterolicamente commestibile. Eppure, fra gli animali assolutamente sacrificabili e degni di persecuzione fa eccezione l’uomo, o certe categorie umane. Per i nazivegani un’evergreen sono evidentemente i comunisti che continuano ad avere gravissime colpe soprattutto se pure ebrei, perché “il mostro comunista ha distrutto i contadini, milioni di affamati, torturati e uccisi attraverso la polizia politica più crudele e crudele della storia.”

A ispirare il movimento colui che è stato uno dei vegani più famosi, quell’Adolf Hitler le cui pestilenziali flatulenze dovute a una dieta fatta quasi esclusivamente di fagioli è rimasta negli annali. Fu nel 1942 che il Führer condivise pubblicamente le proprie convinzioni etiche anche riguardo a quello che sarebbe stato il consumo di carne negli anni ancora di là da venire: “Qualcuno potrebbe pentirsi di vivere in un periodo in cui è impossibile avere un’idea della forma che avrà il mondo del futuro. Ma c’è una cosa che posso predire ai mangiatori di carne: il mondo del futuro sarà vegetariano.”

Per la verità, il nostro, più che vegetariano, malgrado il consumo di troppa carne faccia male alla salute e all’ambiente, è un presente in cui il sensazionalismo e certa propaganda vegana che paragona l’uccisione di un agnellino a quella di un bambino ancora in fasce, non fanno altro che criminalizzare chi ancora mangia carne, cavalcando allegramente quel populismo che nel Novecento portò al fascismo prima e al nazismo poi. Dunque c’è poco da stupirsi se qualche vegano, andando dritto per dritto, abbia deciso di fare outing, dichiarandosi il discendente in linea diretta di nonno Adolf.

 

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