Ventimiglia e quel bar aperto a tutti

Delia ha scelto da che parte stare. Ed è per questa ragione che si è beccata anche qualche sputo oltre agli insulti dei quali ormai ha perso il conto

Di

Ventimiglia è una terra di frontiera. Sul confine tra due popoli. E come capita quando si vive sul crinale che separa due mondi, due sono le possibilità. O stai di qua, oppure vivi dall’alta parte del filo spinato. È una filosofia che ti porti dentro, con cui affronti la vita. Ed è per questo che Delia a un certo punto ha deciso di stare coi migranti. Di prendersene cura, provvedendo a loro. Ospitandoli nel suo bar, peraltro aperto a tutti, anche a quei viandanti di passaggio che d’inverno li vedi camminare in infradito, infreddoliti e affamati.

Proprietaria del bar Hobbit, Delia Buonuomo ha quasi sessant’anni. E sarà per quel suo cognome ben augurante o per la testa dura, fatto sta che Delia, da anni ormai, cucina un piatto caldo anche per chi non tocca cibo da giorni e lascia loro ricaricare i telefonini così da poter rassicurare i propri cari raccontando che sono vivi e sono in viaggio. Ai bambini offre qualche caramella e un sorriso dei suoi. Quello di una donna che da oltre quindici fa ciò che molti le rimproverano di fare. Una battaglia – la sua – non solo di civiltà, ma anche contro tutti, visto che la maggior parte degli abitanti di Ventimiglia la boicotta e proprio per questa ragione, alla fine di ogni mese, rischia la chiusura del locale.

Un bar dedicato a uno dei romanzi più celebri dello scrittore britannico J.R.R. Tolkien. “Il mondo è davvero pieno di pericoli – scriveva Tolkien – e vi sono molti posti oscuri; ma si trovano ancora delle cose belle, e nonostante che l’amore sia ovunque mescolato al dolore, esso cresce forse più forte”. Delia ne è un fulgido esempio. Una donna, madre e nonna che alla contrapposizione del “noi o loro”, al diktat “prima noi e poi gli altri” preferisce coltivare l’umanità, quella del “prendersi cura di” del “condividere con”. Perché ogni problema ha una soluzione, soprattutto se si ha la volontà di cercarla, quella soluzione. Un compito, quello di gestire con umanità questo esodo epocale, al quale l’Europa politica e geografica, gli Stati che la compongono – Svizzera inclusa – hanno bellamente abdicato. Anzi peggio. I migranti sono il manganello con il quale gestiscono l’opinione pubblica alla ricerca di un consenso elettorale.

Ma lei no. Lei si è rimboccata le maniche e ha deciso di fare del suo meglio. Quel poco che un grande cuore e due braccia esili le consentono di fare. Delia ha deciso di schierarsi, di stare dalla loro parte. Da quella dei migranti. Dalla parte degli ultimi. Essere umani come noi. Con gli stessi sogni e le stesse fragilità. Delia ha scelto da che parte stare. Ed è per questa ragione che si è beccata anche qualche sputo oltre agli insulti dei quali ormai ha perso il conto. Eppure lei non molla. No. Perché lei lo sa bene che è sulla compassione che si poggia il futuro dell’Umanità.

 

Ti potrebbero interessare: