Zingaretti-Fico: la fantapolitica o possibilità?

Una cosa è certa: la sinistra sta vivendo una crisi talmente profonda da far pensare, legittimamente, che sia ormai morta e sepolta. Per rinascere ha bisogno di azzerare tutto ciò che c’è stato finora e ricostruirsi dalle fondamenta. Che la soluzione venga da Zingaretti e Fico? Ai posteri l’ardua sentenza.

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L’attuale politica italiana vi annoia? Non ne potete più di Salvini e della sua politica dei porti chiusi? Di Maio e il suo decreto dignità non vi convincono? Toninelli e i suoi continui ripensamenti sulla nazionalizzazione delle autostrade vi destabilizzano? Il ruolo di “comparsa” di Conte vi spiazza? Bene, non vi/ci resta che buttarci nella fantapolitica. Iniziando a speculare sulla strana coppia Zingaretti-Fico, ad esempio. Vero è che le ultime elezioni hanno creato un “mostro” che forse avremmo potuto aspettarci ma che alla fine non avremmo mai osato immaginare, ossia la coppia Di Maio Salvini. Tuttavia, la coppia Zingaretti Fico sembra essere ancora più improbabile, ma, perché no, forse interessante.

I due sembrano avere diverse cose in cose in comune. Innanzitutto, sono in rotta con il loro partito. Nicola Zingaretti lo è dichiaratamente, Roberto Fico velatamente. Il primo, eletto Presidente della Regione Lazio recentemente, è l’unico esponente del Pd avere incassato una vittoria in un periodo orribile per il partito. In una regione come il Lazio, le cui province sono da sempre feudo della destra-con Latina storicamente fortino dell’estrema destra- e Roma ormai conquista del Movimento Cinque Stelle, Zingaretti ha saputo mettere tutti d’accordo ed è arrivato senza ostacoli alla vittoria. Il suo governo è ora caratterizzato da una “opposizione soft” dei Cinque Stelle e il dialogo fra loro e il Pd sembra finora funzionare. Zingaretti sembra che ora punti più in alto: si è ufficialmente candidato alla guida del Pd in aperto contrasto con Renzi. A suo avviso, l’errore dell’ex Presidente del Consiglio sarebbe stata la totale chiusura ai Cinque Stelle, mossa fatale che avrebbe lasciato campo libero a Salvini. E proprio questa propensione di Zingaretti ai Cinque Stelle, potrebbe avvicinarlo a Roberto Fico. L’attuale Presidente della Camera appare in difficoltà e a volte in imbarazzo nei confronti della coalizione di governo. Da sempre sostenitore delle battaglie in piazza, Fico è l’ala di sinistra del Movimento. Ha espresso contrarietà alla politica dei porti chiusi di Salvini ed è favorevole all’accoglienza dei migranti. Si mormora persino che il Quirinale veda in Fico l’unico argine interno allo strapotere salviniano. Fico rappresenta una spaccatura tra l’ala conservatrice del Movimento, che si riconosce in Di Maio e sostiene Salvini, e quella più ortodossa, più virata a sinistra. Se da una parte questa spaccatura fa il gioco di Salvini, che punta chiaramente a diventare Premier, dall’altra potrebbe rappresentare un nuovo inizio politico. E, perché no, la creazione di un nuovo polo proprio con Zingaretti. Quest’ultimo sta raccogliendo i delusi da Renzi come Gentiloni, Martina, Orlando e Franceschini, un redivivo Veltroni, alcuni amministratori locali vincenti come Sala e Merola e alcuni non allineati e pentiti come Pizzarotti. Zingaretti punta inoltre a mettere insieme forze che molto hanno in comune con i grillini di Fico: gli ambientalisti, gli associazionisti e i sindacati, puntando alla creazione di una forza vagamente laburista.

In questo modo, come ipotizza il portale Linkiesta, si creerebbero tre poli: l’inedito Zingaretti-Fico a sinistra, il duo giallo-verde Salvini Di Maio a destra, e un centro neo liberista che mette insieme Renzi, la Forza Italia che non cede a Salvini e altre piccole realtà di destra non allineate.

Fantapolitica, sì, ma non così improbabile. D’altra parte, una cosa è certa: la sinistra sta vivendo una crisi talmente profonda da far pensare, legittimamente, che sia ormai morta e sepolta. Per rinascere ha bisogno di azzerare tutto ciò che c’è stato finora e ricostruirsi dalle fondamenta. Che la soluzione venga da Zingaretti e Fico? Ai posteri l’ardua sentenza.

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