7000 in marcia contro un muro

Pubblicità

Di

Trump minaccia, d’altronde lo fa sempre. Nella carovana di disperati latinoamericani c’è molta gente “cattiva”, dice, nel suo classico linguaggio per minus habens. Gente cattiva e un sacco di mediorientali. Probabilmente anche qualche spia nordcoreana, un manipolo di marxisti leninisti e un’astronave di rettiliani.

Settemila disperati in marcia che andranno, sempre che ci arrivino, a schiantarsi contro il muro alla frontiera con gli USA. Non c’è speranza in questo esodo, non c’è logica. Un fiume di migliaia di persone, di cui la maggior parte honduregni.

L’Honduras ha un triste primato, è un Paese violento ed ha il più alto tasso di omicidi al mondo: 90,4 ogni 100mila abitanti. Per darvi un’idea, l’Afghanistan, lacerato da decenni tra attentati, sparatorie e guerriglia ha un tasso di “soli” 12.

La città più pericolosa del mondo è San Pedro Sula, sempre in Honduras, con 169 omicidi su 100mila abitanti. Un inferno che si allunga fino al El Salvador e al Guatemala e che con il traffico di droga e le gang si è accomodato nelle città del sud degli USA.

Solo l’anno scorso, per le elezioni di dicembre, duri scontri e denunce di brogli avevano messo a ferro e fuoco la capitale, Tegucigalpa.

l’Honduras sta affrontando all’inizio degli anni 2000, i problemi lasciati in eredità dai regimi dittatoriali, come la violazione dei diritti umani, la criminalità, la povertà, e l’analfabetismo.

Dunque Trump non ha tutti i torti, le probabilità che fra quei 7000 ci siano dei criminali è alta.

Ma il punto è un altro. Tutti noi sappiamo che quei 7000 non arriveranno mai. Attualmente accampati nel sud del Messico, hanno ancora migliaia di chilometri da fare per anche solo potere sentire l’odore della terra promessa.

Certo è che questa fiumana esattamente a ridosso delle elezioni di metà mandato, che si terranno al 6 novembre, fa gioco a Trump. Teoria del complotto? Forse, ma la storia ci ha insegnato a diffidare dagli “incidenti” casuali o ai casus belli che fioriscono magicamente sotto elezioni. Oggi Trump, che aveva uno dei più bassi gradimenti per un presidente della storia USA, è al 47%, due punti in più di Obama nello stesso periodo. La provvidenziale marcia dei latinos porta acqua al suo mulino, distogliendo l’attenzione da altri problemi e focalizzandola sulla sicurezza.

I democratici che sembravano pronti a partire lancia in resta non sono più così ottimisti. Il 6 novembre sapremo se gli equilibri cambieranno o se Trump, capitalizzando la paure degli statunitensi, avrà ancora carta bianca.

 

 

 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!