A Bellinzona c’è puzza di… plastica

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La buona notizia è che da gennaio, nella Capitale, non verrà più effettuata la raccolta differenziata della plastica. Entrerà in vigore un nuovo regolamento sui rifiuti che abolirà la possibilità di consegnare all’ecocentro tutto ciò che è fatto di materiale plastico. Perciò non varrà più la pena di separarla dal resto del pattume perché tanto andrà bruciata comunque. Finirà per alimentare il vorace inceneritore cittadino che peraltro si nutre di tutti i rifiuti del Cantone. In fondo è una semplificazione. Un sollievo, no? Tanto quella plastica dove credevate che finisse?

L’uomo chiave del dicastero opere pubbliche e ambiente di Bellinzona che già in passato aveva dato prova di grande genio, talento e di una certa visionarietà nell’amministrazione della cosa pubblica cittadina risponde al nome di Christian Paglia. Sempre lui dietro al casino creatosi con le nevicate dello scorso inverno e alla misteriosa sparizione, nottetempo, di un canestro (leggi qui).

Del resto – Christian Paglia – con un cognome così non poteva fare altro che alimentare il fuoco della polemica. Ma a questo punto di sicuro anche quello del “quarto castello” bellinzonese, non ancora riconosciuto patrimonio dell’Umanità, ma è solo una questione di tempo conoscendo il nostro Archimede Pitagorico. E come si giustifica l’atteggiamento decisamente poco virtuoso dal punto di vista ecologico della Municipalità della Turrita? Perché abolire questo tipo di raccolta differenziata? I vantaggi del riciclaggio ci sono o no? Il suo perché il nostro eroe lo spiega al microfono del Quotidiano. “Noi ci siamo basati su di un rapporto dell’Ufficio federale dell’ambiente che rileva come non vi è una sostenibilità ecologica e neppure finanziaria del riciclo delle piccole plastiche”.

Sarà anche vero. Però in Ticino, a Riva San Vitale, un’azienda che tratta le plastiche senza che queste vadano ad alimentare la fame di combustibile dell’inceneritore cittadino/cantonale esiste. La scelta è stata ben altra. Insomma, quando si dice avere a che fare con un uomo per tutte le stagioni. Fortuna che stando al curriculum il suo motto è “forza e coraggio” e tra gli hobby amati quello di tagliare legna. Non certo bruciare la plastica. Del resto, in quest’autunno politico, di “uomini fantoccio” – o se preferite di paglia – figli del compromesso, con la faccia di bronzo e il santino di Padre Pio nel taschino, ne spuntano fuori da ogni dove come funghi. Uomini grigi che sembrano la fotocopia della brutta copia di una fotocopia sfuocata.

Come nel caso del premier italiano Giuseppe Conte. Perché alla guida del governo della vicina Terra dei Cachi, nella repubblica delle mancette date ai poveri per farne acquisti rigorosamente etici (non sia mai che mi fotti usando quei soldi per comprare gratta e vinci!), c’è un losco figuro che si è presentato dicendo che sarebbe stato ”l’avvocato degli italiani” e poi invece si è scoperto che è soltanto un altro dei tanti furbetti del quartierino. Ad averlo ritenuto idoneo per la cattedra universitaria quale professore ordinario è stato il suo collega di studio d’avvocatura. Le comiche. Ecco perché la plastica ci seppellirà tutti.

 

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