Anche i leghisti fanno la spesa in Italia

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Il Mattino della Domenica addita Ivo Durisch, capogruppo socialista in parlamento, perché compra il pesce in Italia, a sua difesa, inconsapevolmente, dei politici leghisti.

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La carnevalata sulle spese dei ticinesi in Italia continua, nonostante tutto, a imperversare sul Mattino. Se c’è una cosa che i ticinesi hanno sempre fatto è mangiare luganighe e polenta e fare la spesa in Italia. Certe accuse cretine lasciano perciò il tempo che trovano. Ma il Mattino prosegue nel mettere all’indice coloro vengono visti o fotografati a fare la spesa alla Bennet o all’Iper.

Come se i leghisti fossero talmente fedeli alla linea da comprare solo in Ticino. Leggiamo sull’ultimo numero del Mattino:

“Ecco come il P$ sostiene l’economia locale! Gli uccellini transfrontalieri cinguettano di aver avvistato il capogruppo P$ in Gran Consiglio nonché candidato al governicchio (Governicchio a maggioranza relativa leghista, ricordiamo) Ivo Durisch mentre faceva la spesa al Carrefour di Bizzarrone. Ma che Bravo!”

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Brutto Durisch, cattivo e assassino. Poteva almeno mettersi un cappuccio così gli uccellini transfrontalieri non lo vedevano. Peccato, però, che a queste tirate da imbecilli facciano contrapposizione anche i leghisti. Leggiamo infatti da Ticinolibero, Omar Wicht, consigliere comunale leghista di Lugano, difendere il diritto alla spesa in Italia:

“Spesso e volentieri, nei discorsi ricorrenti della gente in Ticino, si punta il dito sul fatto che molti ticinesi vanno a fare la spesa in Italia. A mio modo di vedere, andare a fare la spesa in Italia nei centri commerciali, purtroppo oltre ad essere estremamente vantaggioso, è anche una risposta parallela al nostro sistema ticinese, a ciò che quotidianamente subiamo sulla nostra pelle e mi spiego: fare la spesa oltreconfine, è un po’ come gli imprenditori locali che fanno la spesa” di operai frontalieri a discapito dei Ticinesi”

Il concetto non è chiarissimo, ma deduciamo che Wicht si senta vidimato a fare la spesa in Italia perché i Bignasca assumono pigne di frontalieri. E poi…raga, si risparmia! Comunque Wicht non è solo, anche una leghista della prima ora come Renza De Dea, di Locarno, a giugno difendeva il diritto alla spesa nell’italico stivale:

 “Sono sempre stata contraria al fatto che si vada a fare la spesa fuori confine. Confesso però che mi sto ricredendo perché, ragionando su questo fatto, sono arrivata alla conclusione che i Grandi Distributori non pagano imposte in Ticino, se non quelle miserie di imposte immobiliari. Inoltre i loro dipendenti sono per la maggioranza frontalieri. Quindi sono giunta alla conclusione che chi fa la spesa in Italia non è che contravvenga a chissà quale principio di sostegno all’economia ticinese…”

Qua il ragionamento è simile. Siccome i nostri dettaglianti assumono frontalieri e fanno pagare caro, è giusto fare la spesa in Italia.

Certo, ma il cattivo è Ivo Durisch.

Da noi interpellato per curiosità, Durisch racconta che lui ama il pesce e va fuori confine in una pescheria conosciuta, proprio per cercare pesce pescato nel Mediterraneo e non di allevamento, cosa molto difficile in Ticino. Effettivamente le pescherie da noi mettono un po’ tristezza, si trovano solo filetti di salmone, trote, tonno e spada, se cerchi qualcosa di particolare ti tocca ordinarlo.

“Comunque – scherza Durisch – “chiunque è venuto a casa mia a mangiare lo sa!”

 

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