Avevano vent’anni

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Avevano vent’anni, quando si sono innamorate, Rosalia e Salvatrice. Era il 1973, in un Italia che solo pochi anni prima ammetteva il delitto d’onore, e dove uno stupratore poteva pagare il suo debito con la giustizia con un matrimonio riparatore.

Era un Italia che solo 23 anni dopo avrebbe modificato la legge sulla violenza sessuale, decidendo che lo stupro non era più solo un blando reato contro la morale, bensì contro la persona.

Sono passati 22 anni dal momento in cui la donna ha avuto l’”onore” di diventare una persona, di potere avere ragione del mostro che la usava come una bambola compiacente.

In quell’Italia del 1973, mentre gli attentati terroristici erano prassi e al cinema davano “Anche gli angeli mangiano fagioli” con Bud Spencer e Giuliano Gemma, Rosalia e Salvatrice, lesbiche, non avrebbero potuto esprimere i loro sentimenti.

E 45 anni sono passati dalla fuga di Rosalia e Salvatrice, una fuga obbligata se volevano poter vivere il loro amore, un amore visto come colera dai parenti e da una società bigotta e retrograda.

Oggi sono due signore di 65 anni, Rosalia Amormino, dai sottili capelli rossi e dalle rughe profonde, e Salvatrice Giallombardo, magra e austera, coi corti capelli castani e uno sguardo azzurro un po’ perso nel vuoto. Non volevano più essere estranee per la legge e così, dopo 45 anni, hanno deciso di sposarsi nel comune di Termini Imerese.

Oggi, dove le conquiste degli omosessuali, costate dolore e fatica, vengono messe in forse da una novella e mai sopita omofobia (basti vedere le dichiarazioni del Ministro della Famiglia Fontana, o i tweet omofobi del sottosegretario allo Sviluppo Economico Esposito), il matrimonio di Rosalia e Salvatrice sa di dolcezza, sembra una carezza sull’anima.

Sarebbe bello essere stati lì, al matrimonio, vestiti bene, con il riso pronto. E idealmente ci siamo stati, ci siamo e ci saremo, per fare festa alle persone che si amano, per essere più ricchi e umani ogni giorno.

 

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