Berlino. C’è chi dice no a odio e razzismo

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“L’umanità è sotto attacco, non lo permetteremo”. È solo uno dei tantissimo slogan che hanno accompagnato la marcia che si è svolta sabato a Berlino. A impressionare soprattutto la marea di manifestanti scesa in piazza per testimoniare il proprio disappunto. 250’000 le persone di ogni età che hanno sfilato per le strade della capitale tedesca.

#Unteilbar (Indivisibili) è stato l’hashtag scelto per esprimere il senso di questa protesta voluta “per una società libera e aperta” e in risposta ai troppi episodi di cronaca recente a testimonianza dell’intolleranza che sta accompagnando in Germania e in Europa l’ascesa politica dei movimenti sovranisti, di stampo smaccatamente populista o addirittura di estrema destra.

Una marcia che ha avuto luogo alla vigilia delle elezioni in Baviera che hanno, a sorpresa, registrato la vittoria dei Verdi. Segnale di come in Germania, anche sulla scorta delle ultime allarmanti proiezioni che riguardano il surriscaldamento globale, la sensibilità ambientale sia alta, ma anche del fatto che Katharina Schulze, la trentatrenne leader dei Verdi bavaresi ha saputo proporsi in maniera credibile e convincente.

Laureata in psicologia, la capogruppo dei Verdi al Parlamento regionale bavarese, nel 2008 aveva seguito da vicino la campagna elettorale che portò all’elezione, quale presidente degli Stati Uniti, di Barack Obama. Un’esperienza della quale ha evidentemente fatto tesoro sapendo intercettare al meglio quella vasta fetta di popolazione che non ha davvero nulla a che spartire con l’attuale innegabile rigurgito a livello globale della destra e dell’ideologia illiberale che l’accompagna.

A sfilare sui viali berlinesi, da Alexanderplatz alla Porta di Brandeburgo, fino alla Colonna della Vittoria, c’erano sindacati, ONG, partiti politici, gruppi per la difesa dei diritti degli omosessuali, scuole, teatri, associazioni varie e una folla oceanica di cittadini qualunque. Ma non qualunquisti come certi politici saliti ultimamente alla ribalta. Figure dalle quali tutta questa gente non si sente rappresentata. A maggior ragione quando si tratta di alimentare la caccia alle streghe impostata su di un evergreen com’è ormai diventata la questione migranti.

“Un drammatico cambiamento politico è in corso: razzismo e discriminazione stanno diventando socialmente accettabili. – questo si leggeva nel manifesto che ha accompagnato l’evento – Ciò che fino a ieri era considerato impensabile e inesprimibile è diventato realtà: l’umanità, i diritti umani, la libertà religiosa e lo stato di diritto vengono attaccati apertamente, si tratta di un attacco a noi tutti. Non permetteremo che lo stato sociale venga contrapposto ad asilo e immigrazione. Ci opporremo se diritti e libertà fondamentali rischieranno di venire ulteriormente limitati. Ci si aspetta che consideriamo ‘normale la morte di coloro che cercano rifugio in Europa.”

Una manifestazione di solidarietà che, in una Germania attraversata da proteste di matrice neonazista, era un atto dovuto. Soprattutto nei riguardi di chi è diventato il capro espiatorio di tutti i mali che affliggono, nel presente, le nostre democrazie. Ma ad aver sorpreso è stata la massiccia e inaspettata affluenza registrata, ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

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