Chi ha paura dell’uomo nero

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Un baby sitter afroamericano fermato in Georgia solo perché aveva in macchina due bambini a lui affidati, purtroppo per lui, bianchi. Il suo video postato su Facebook fa scalpore

“Ehm, una signora strana ci seguiva perché il signor Lewis ha la pelle marrone e noi l’abbiamo rosa.”

Questa la semplice risposta del piccolo Nicholas alla domanda su cosa fosse successo a lui, alla sorella Addison e al loro baby sitter di colore Corey. Una risposta che riassume il problema con logica adamantina e infantile.

Che negli USA, nonostante le battaglie razziali per i diritti civili, nonostante un presidente afroamericano, il pregiudizio sia ben radicato già si sapeva.

Se poi parliamo della Georgia, entriamo nel profondo sud statunitense, dove le nostalgie sudiste e legate al KKK, sono ancora parte del tessuto sociale.

Corey Lewis fa il baby sitter e gestisce dei doposcuola. L’altro giorno stava accompagnando due bambini David e la sorella Addison, di 6 e 10 anni, quando una signora, ovviamente bianca, gli si è avvicinata e gli ha chiesto di verificare coi bambini se lui fosse davvero il baby sitter. Il problema? Lui è appunto marrone, e i bambini invece bianchi.

Corey, come avrebbe fatto ognuno di noi gli dice che manco ci pensa e se ne va. “Guarda tu questa ficcanaso razzista”, avrà pensato. Ma la signora, figlia di quella marcia società bianca e piena di pregiudizi non demorde, lo segue, si segna la targa e avvisa la polizia.

La polizia interviene e chiede ai bambini se l’uomo nero è davvero il loro baby sitter. La risposta è ovvia.

A questo punto ci si dovrebbe domandare cosa non funziona in una società che se vede un nero in una bella macchina o che accompagna bambini bianchi, lo addita quasi immediatamente come criminale.

Corey ha postato sui social la sua storia, con anche il video del poliziotto che lo interroga. A lui rimangono l’amarezza e la rabbia, di essere figlio di un dio minore, una macchia ancora presente sul candido tessuto dell’America. Ai bambini che erano con lui, l’avere toccato il disagio, la cattiveria che evidentemente non respirano in famiglia.

Certi bravi cittadini, in realtà sono solo germogli malati della pianta che forma la nostra società, il pregiudizio in base ala razza, lo respiriamo perfettamente anche da noi o negli stati vicini, dove la tonalità della pelle può fare la differenza in molte situazioni. Questo crea rabbia e sconforto, aumenta la tensione e non serve a un fico secco.

Se la nostra società è peggiore, in buona parte è dovuto a pregiudizi idioti e immotivati, basti ricordare certe levate di scudi a Losone per i rifugiati alla caserma che, in anni, hanno dato pochissimi problemi.

La speranza è che bambini come Addison e Corey, crescendo continuino a pensare che ci sono persone strane, che rompono le scatole ai marrroni e ai rosa che se ne stanno tranquillamente per i fatti loro.

 

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