Cucchi, alla fine non era epilessia

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E quindi alla fine non era epilessia.

E quindi alla fine Stefano Cucchi non è caduto dalle scale

E quindi alla fine i carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo hanno preso Stefano Cucchi a pugni in faccia, calci alla schiena, calci in faccia mentre era a terra, facendogli sbattere violentemente il bacino e la testa. Un’azione combinata, da bulli di quartiere, uno che lo spinge di là, un altro che lo prende a calci di qua.

Il muro è crollato, come ha scritto la sorella Ilaria. Il carabiniere Francesco Tedesco, quello a cui il maresciallo Mandolini, suo superiore, disse di dire che non era successo niente, alla fine ha raccontato la scena, descritto il selvaggio pestaggio, raccontato le bugie, i depistaggi, le minacce più o meno velate. Spunta fuori anche una notazione di servizio con la segnalazione dei fatti, finita chissà dove.

Quindi no, Stefano Cucchi non è morto di epilessia. È stato ammazzato, massacrato di botte da due fogne umane in divisa. Un omicidio per mano dello Stato italiano, nascosto, occultato, sotterrato, fino a ieri, dai presunti servitori di questo stesso Stato, il cui vicepremier e ministro dell’Interno, parlando della sorella, disse “Mi fa schifo”. Quel Salvini che ora la invita al Viminale, nell’ennesima esibizione di squallida ipocrisia. Quello stesso Salvini che ha armato la polizia con i teaser, sempre quello che parlando del reato di tortura disse che le forze di polizia “devono avere libertà assoluta di azione, se devono prendere per il collo un delinquente e questo si sbuccia il ginocchio o si rompe una gamba sono cazzi suoi, ci pensava prima di fare il delinquente”. E sempre lui, sulla sentenza della Corte Europea dei diritti umani sui fatti della scuola Diaz, che lamentava l’assenza di tale legge in Italia, disse che la Corte doveva pensare ad altro. E il Sindacato Autonomo di Polizia tramite il suo segretario generale, di queste premurose attenzioni si sdebitava poi esprimendo la sua piena solidarietà per l’indagine in cui è coinvolto per il caso della nave Diciotti, ringraziandolo per esser stato al fianco dei poliziotti quando hanno difeso i colleghi “esposti al ludibrio a seguito di quegli ‘atti dovuti’ che li hanno visti indagati e sospesi semplicemente per aver fatto il proprio dovere”. In che modo uccidere Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi, e chissà quanti altri, in quale senso manganellare selvaggiamente operai, studenti, donne, sia il dovere di un rappresentante dello Stato, non ci è dato sapere.

Ora Salvini gioca a fare l’uomo di Stato, forse ora, di fronte all’evidenza dei fatti, Ilaria Cucchi non gli fa più schifo, o più probabilmente è l’ennesima occasione per far propaganda. C’è solo un cosa che il Ministro dell’Interno amico dei poliziotti violenti dovrebbe fare: tacere, e chiedere scusa, per le offese e le umiliazioni nei confronti di Cucchi e della famiglia. Ma da chi sta cercando di creare un nuovo Stato di polizia basato sulla repressione violenta da parte delle forze dell’ordine e sulla loro assoluta libertà di commettere ogni arbitrio, non ci si aspetta in genere molto.

 

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