Desirée, fra sciacalli, doppie morali e degrado assassino

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Desirée Mariottini ha visto la sua vita spezzata in modo brutale, drogata, stuprata e uccisa da un gruppo di bestie. E a stuprarla, a usare per la seconda volta il suo corpo ormai morto ci pensa lo sciacallaggio dei soliti noti, perchè i suoi assassini sono africani e irregolari. Perchè anche la morte orrenda di una ragazzina torna sempre comoda alla propaganda razzista, alla fanghiglia dei forcaioli, alla plebe infoiata dagli autoproclamati tribuni del popolo. Quegli stessi, probabilmente, per i quali, invece, la tredicenne stuprata da un branco di 7 animali guidati dal figlio del boss del paese a Melito di Porto Salvo, in Calabria, se l’era andata a cercare, per come si vestiva magari, quella riguardo la quale il parroco del paese diceva “C’è molta prostituzione in paese”. Quegli stessi che accusano i “buonisti” di tollerare i crimini dei migranti, e sono i primi, i primissimi a fare una distinzione in base alla nazionalità, alla professione persino, dei criminali. Noi “buonisti”, invece, una cosa la diciamo da sempre: un criminale è tale a prescindere dal passaporto, dal colore della pelle, dalla divisa o meno che indossa. Le vittime, quelle si, sono tutte uguali, che se ne parli o meno, che tornino comode alla propaganda di regime come Desirée, come Pamela, o che possano, invece, finire nel dimenticatoio, come Serena Mollicone, Stefania Noce, Vanessa Scialfa, Roberta Ragusa.

E in tutto questo, nell’orgia di razzismo e sessismo a doppia morale, nessuno si pone la domanda fondamentale: dov’erano lo Stato e le istituzioni? Il Comune, il sindaco, i servizi sociali? Sapevano tutti, pare: chi doveva intervenire e non lo ha fatto?

Che cosa ci faceva in quel posto una ragazzina la cui situazione era, probabilmente, già nota? Figlia di uno spacciatore, e a sua volta era nel giro della droga, e a sua volta spacciava psicofarmaci. Chi doveva, o poteva seguirla, aiutarla, impedirle di farsi del male e non lo ha fatto? E chi non ha fatto nulla allo stesso modo per Pamela Mastropietro, a sua volta fuggita dalla comunità di recupero e fatta a pezzi dai suoi spacciatori? E quante altre Desirée, Pamela, o Maria, la ragazza 25enne incinta e tossicodipendente intervistata qualche giorno fa da Repubblica nella piazza di spaccio più grande d’Europa, a Milano Rogoredo, ci sono intorno a noi, dietro le porte dei nostri appartamenti riscaldati e con i mobili Ikea, accanto alla via dei negozi di lusso, dietro il parcheggio della banca d’affari?

Perchè il vero assassino di Desirée ha un altro nome. Si chiama degrado, abbandono, marginalità. Abita nei palazzi abbandonati di San Lorenzo a Roma, nei casermoni di cemento di Librino, negli androni di Scampia, fuori dalle stazioni, nelle periferie smembrate. E da noi, nei sottoscala dei palazzi dove si muore bruciati vivi, nelle sale d’attesa delle stazioni, negli appartamenti ricolmi di rifiuti. Ai margini dell’esistenza, nelle zone oscure della civiltà urbana, nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, le regole non esistono più. Comanda il più forte, il più violento, o quello che può offrire ciò che nel bisogno si cerca, sia droga o un posto dove dormire, e in cambio esige un prezzo alto, da pagare col proprio corpo. Non esiste un’età limite nelle fosse della società, non si è mai troppo giovani per spacciare, o per vendersi a sbavanti uomini adulti per pochi spiccioli.

E tutti sanno, tutti vedono tutto. E tutti, allo stesso modo, si girano a guardare dall’altra parte, perchè in fondo, per molti, chi vive sul bordo dell’abisso sociale se lo è meritato, che resti dov’è basta che non dia fastidio. Basta che non crepi di overdose e stupro, come Desirée. Perchè allora si è costretti a guardare in faccia quel degrado, a trovare un colpevole verso il quale, giustamente, beninteso, esigere giustizia. Meglio se nero, poi, perchè si può pulirsi la coscienza dando la colpa alla razza, ai governi, ai buonisti.

E poi il giorno dopo, tutto come prima: di qua della strada il benessere borghese, i negozi, il cane col cappottino, dall’altra parte lo spaccio, il commercio di corpi, lo sprofondamento negli abissi dell’umanità. Sperando non arrivi un’altra Desirée a farci vedere la polvere sotto il tappeto

 

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