Finzi Pasca, nemo propheta in patria?

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Il fuoco incrociato della polemica, seguito agli strali delle accuse lanciate dal enfant prodige di Lugano, non sembra per nulla affievolirsi, dopo le risposte e i toni di chi – Badaracco in primis – ha difeso l’operato del LAC e della città di Lugano.

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È dura vivere di cultura. Tanto più se cerchi di farlo a casa tua. Lo sa benissimo quello sciame di piccole compagnie locali che per la passione del teatro si danno anima e corpo senza vedere il becco di un centesimo. O tocca loro accontentarsi di qualche briciola, quando si tratta di bussare alla porta di chi assegna finanziamenti pubblici alla cultura. E che non sia facile essere profeta a casa propria lo sta ribadendo ormai da qualche settimana, a suon di dichiarazioni e d’interviste, perfino il nostro Daniele Finzi Pasca. Persona caratterialmente pacata e ragionevole, senza velleità e guizzi da primadonna. Eppure.

Il fuoco incrociato della polemica, seguito agli strali delle accuse lanciate dal enfant prodige di Lugano, non sembra per nulla affievolirsi, dopo le risposte e i toni di chi – Badaracco in primis – ha difeso l’operato del LAC e della città di Lugano. A gettare benzina sul LAC e su Lugano è lo stesso Daniele che rilancia e non si fa certo intimidire né dalle paternali e neppure dall’accusa di non aver onorato i patti. Casomai risponde a tono chiarendo anche qual è l’oggetto del contendere.

Di fronte alle giustificazioni un po’ pretestuose di Michel Gagnon che dice di non avere più spazio al LAC e di non poter concedere alla compagnia Finzi Pasca neppure un ripostiglio, Daniele si sfoga così: “Non è vero che vogliamo il LAC tutto per noi. Casomai il punto è che al LAC non ci hanno mai trattato come coinquilini. Siamo trattati come ospiti in casa nostra. È come se fossimo i soli a non aver diritto a un armadio e alle chiavi di casa.”

Sul banco degli imputati per “aver posto l’aut aut o loro o noi” alla politica, insieme a Michel Gagnon, ci sarebbe anche Carmelo Rifici, il direttore artistico di LuganoInScena. Ormai diventato il factotum del LAC, Rifici è stato soprattutto uno stretto, strettissimo collaboratore di Luca Ronconi. Rifici che a Lugano non è soltanto un direttore artistico che si occupa della mera compilazione della stagione teatrale del LAC, ma è anche un regista, un autore che presenta, come nel caso di “Ifigenia, liberata” i suoi spettacoli in anteprima e ha da poco diretto l’allestimento del Barbiere di Siviglia, la prima opera prodotta proprio dal LAC.

Insomma Rifici è ormai il prezzemolino della situazione, onnipresente al LAC, in scena con un lavoro sul brigatismo rosso pure al Fit, il Festival internazionale del teatro attualmente in corso. Una figura, quella dell’italico Carmelino Settebellezze, che al Monopoli del LAC si è accaparrato case, alberghi e Parco della Vittoria. E, si sa, due galli in un pollaio non vanno mai granché d’amore. Figuriamoci d’accordo. Tanto più che qui ci troviamo di fronte a un Salieri che, poco alla volta, è stato capace di fare le scarpe al Mozart di turno.

Perciò, quel che suggeriamo al nostro Daniel San, oltre che a denunciare la malparata, è di riprendersi ciò che è suo concentrandosi su ciò che gli riesce meglio e che finora gli è valso riconoscimenti internazionali e un prestigio che, con tutta la buona volontà il suo rivale non può, ahimè, vantare. Gli suggeriamo di deliziarci con un altro dei suoi spettacoli, uno di quelli capaci di lasciarci tutti senza fiato, dando al LAC il lustro che merita, anche a livello internazionale. Dacci un nuovo Donka, Nebbia, Icaro o La verità grazie ai quali ti sei imposto come uno dei grandi del teatro a livello mondiale registrando ovunque critiche entusiaste e un pubblico in visibilio. Forza e coraggio Daniele, Lugano è la tua ostrica!

 

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