Foa, problemi a Bruxelles

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La nomina di Marcello Foa a presidente della Rai, vidimato dopo essere uscito dalla porta e rientrato dalla finestra grazie al voto interessato di Forza Italia, smuove il parlamento europeo

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Pensare che la nomina di Foa, il giornalista “pluralista”, sarebbe rimasta senza conseguenze era un’illusione, anche perché a prescindere dalle ideologie, Foa è oggettivamente un personaggio difficilmente presentabile e spendibile.

I nuvoloni temporaleschi arrivano da Bruxelles, o perlomeno le avvisaglie di un attento esame. È l’eurodeputata olandese Marietje Schaake a chiedere la discussione al parlamento europeo, al tavolo dei capi di Stato e di governo che si terrà il 17 ottobre.

La Schaake e altri europarlamentari sono preoccupati soprattutto per le frequentazioni russe di Foa, in seguito all’inchiedta dell’Espresso, dove era presentato come “assiduo contributore di propaganda russa”, tramite Russia Today e Sputnik e anche via online, con informazioni che possono essere qualificate come disinformazione ai sensi del codice adottato dalla UE.

Shaake e altri esortano: “… ad usare la vostra leadership e affrontare questo tema al prossimo summit del Consiglio europeo”. Ma soprattutto, i parlamentari europei si chiedono se e in che modo “…questa nomina possa essere in linea con gli sforzi del Consiglio europeo per creare una risposta coordinata alla sfida della disinformazione, come evidenziato dalle conclusioni del Consiglio del 28 giugno 2018”.

Noi conosciamo bene Marcello Foa, e la sua propensione per fake news e teorie del complotto. Ne abbiamo scritto diffusamente. Al saldo di tutte le chiacchiere di Salvini e compagnia e di tutte le assicurazioni che dà Foa su correttezza e pluralismo (che non valgono nemmeno la carta su cui sono scritte) parte dell’Europa è preoccupata.

Preoccupata per forze che cercano di minarla dall’interno con l’aiuto dei russi che hanno tutto l’interesse in un’Europa debole e divisa.

 

 

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