Franchigia più alta, altra mazzata ai redditi medio-bassi

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La Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale approva l’aumento della franchigia di cassa malati da 300 a 500 franchi. Di misure di reale contenimento dei costi della salute senza aggravi per chi sta peggio, ovviamente, neanche a parlarne

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L’aumento dei premi di cassa malati è già arrivato, ormai puntuale come ogni anno, e puntualmente giustificato con la stessa motivazione, ormai originale come un cinepattone: i costi della salute sono aumentati, ci si cura troppo e per niente, e quindi le casse malati sono costrette a sostenere costi maggiori. Costi che, neanche a dirlo, ricadono in gran parte sulle spalle dei redditi medio-bassi.

La soluzione proposta dalla politica, concretizzata in una mozione approvata dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale per 13 voti a 10, è, se vogliamo, peggiore del problema: alzare la franchigia obbligatoria da 300 a 500 franchi. Nel classico stile, ovviamente, della maggioranza borghese: minimi sacrifici per i più ricchi, un peso in più per le famiglie più in difficoltà, per chi già ha di per sè difficoltà a pagare i primi 300 franchi, per non parlare dei premi in costante aumento.

Da una maggioranza di partiti borghesi, fedeli rappresentanti degli interessi delle casse malati tramite i molti parlamentari ampiamente coinvolti nei consigli di amministrazione, probabilmente è difficile aspettarsi altro. È molto più semplice, per essi, utilizzare misure dissuasive e fortemente penalizzanti per chi sta peggio anzichè osare intaccare lo strapotere di chi provvede a foraggiarli ampiamente: mai mordere la mano che ti dà da mangiare, insomma.

E dire che le proposte, portate avanti dal PS, in particolare con Marina Carobbio, e dalla Sinistra, e rilanciate anche da Forum Alternativo in un comunicato stampa, non mancherebbero: stop all’aumento dei premi e/o loro limitazione a massimo il 10% del reddito, creazione di una cassa malati unica con premi proporzionali al reddito, controllo dei costi dei farmaci e della qualità delle cure, abolizione delle sovvenzioni delle cliniche private e aumento dei sussidi tramite i 130 milioni annui così risparmiati. Tutte battaglie che trovano, ovviamente, un grosso ostacolo nella maggioranza borghese, platealmente minacciata nei propri interessi. E anche chi da noi, in Ticino, ha sempre tuonato contro le casse malati succhiasoldi, come la Lega dei Ticinesi, all’atto di sostenere l’iniziativa di qualche anno fa per la creazione di una cassa malati unica si è sostanzialmente tirata indietro.

Resta, dunque, fondamentalmente, solo la Sinistra a portare avanti delle istanze che difendano il diritto dei più deboli a cure di qualità che non comportino un salasso per redditi già di per sè bassi e sottoposti, ormai annualmente, a un continuo stillicidio a favore delle casse malati. La scusa dell’aumento dei costi della salute, di fronte agli ultimi, palesi casi di cronaca che hanno come protagoniste le assicurazioni malattia (qui link sul caso del farmaco non pagato), inizia a non essere sufficiente di fronte a un sistema che, di fatto, lucra sulla salute dei cittadini.

 

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