Galeazzi e la sua balestra spuntata

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Un bell’esempio di retorica populista, montata ad arte come si fa con la panna e costruita sulla contrapposizione di idee, o addirittura sullo scontro di civiltà, ce lo fornisce il deputato democentrista Tiziano Galeazzi che, di recente, ha detto (scritto) la sua in merito alla legge sulle armi.

“L’Unione Europea è da anni che tenta di disarmare la propria popolazione, non solo dai diritti civici, ma anche dalle armi di cui è in possesso materialmente, forse per timore di qualche nuova rivoluzione per le piazze o qualche rovesciamento di governo”.

Questo scrive il buon Galeazzi, capace di dipingere l’Europa come il bieco nemico da abbattere a colpi di balestra o d’inventarsi altre favolette di pura fantasia fabbricate ad arte per sostenere lobby che nella Confederazione foraggiano buona parte dei nostri esponenti politici. Case farmaceutiche, nucleare e armi sono ai primi posti della lista.

“Da tempo oramai, è una battaglia continua tra Svizzera e Unione Europea. I contenziosi sono molteplici e l’asticella d’insofferenza si alza sempre più da entrambe le parti.” Inizia così la sua presa di posizione avanzata con un pomposo e tronfio comunicato stampa dal vago sapore d’aria fritta tutto teso a difendere il diritto di essere liberi e svizzeri. E armati. “Un tabù sul quale anche Gugliemo Tell – sottolinea il deputato UDC in Gran Consiglio – avrebbe da dire la sua. Peccato che non sia più tra noi, poiché ancora ai nostri giorni saprebbe difendere molto meglio le nostre tradizioni, di molti politici e partiti che siedono a Berna.”

A parte che quello delle armi non è affatto un tabù, casomai il sesso sadomaso lo è, caro Tiziano. Non le armi. Che invece sono un fatto. E una piaga alla stregua di tanti altri mali connaturati a quella che è l’indole umana. Pervasa d’egoismo, rabbia, aggressività. Perciò le armi sono strumento di prevaricazione e di offesa che in certe fiabe vengono poi spacciate per oggetto di difesa.

All’esimio Galeazzi qualcuno dovrebbe anche spiegare che fra gli storici c’è ancora grande dibattito riguardo alla reale esistenza del Guglielmo nazionale. Un personaggio probabilmente di finzione come lo sono Maciste o il cane Peo. Tell che non è quindi il caso di tirare per la giacchetta.

Tanto più che, la leggenda che lo riguarda, racconta della violenza del veder messa a repentaglio la vita di un proprio caro e dell’essere costretti a infilarsi in un gioco sadico con tanto di mela e di balestra, un arma peraltro micidiale e, quindi, in questo caso non esattamente un buon esempio per dare lustro alle armi e al presunto e imprescindibile legame che esisterebbe tra gli svizzeri e i loro bei cannoni di tutte le fogge e misure.

Forse il Tiz se li sogna la notte, chissà. Noi invece sogniamo di una Svizzera e un’Europa più sicure. Che non ci restituiscano a scadenze regolari, proprio come accade al di là dell’Oceano, notizie di stragi e il conto dei morti rimasti a terra senza vita. O anche solo di sventati disastri come quello alla “Comme” di Bellinzona. E invece no. Giù le mani dalle armi. Giù le mani dalle tradizioni elvetiche perché “i terroristi infami hanno elaborato altre tecniche per colpire le persone inermi: non sono più utilizzate armi acquistate sul mercato nero e ovviamente non registrate, ma si è passati ai mezzi di locomozione come furgoncini, autotreni, suv o ai normali coltelli o scimitarre.” Scimitarre? Davvero da mettersi le mani nei capelli, caro Tiziano.

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