I transgender non esistono più

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Oggi Donald Trump, dopo avere provato a farli fuori dall’esercito – manovra fallita per le resistenze del pentagono – attacca di nuovo i transgender, coloro che cambiano sesso. Li attacca come se fosse una colpa, un’ignominia, lo fa come i padri pellegrini di antica americana memoria che mettevano all’indice le donne per adulterio o solamente perché non fedeli al verbo di Dio.

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Che brutta parola, transgender. Sembra qualcosa di militare, alieno, freddo. Sa di straniero, come transfrontaliero, transatlantico, transiberiana… Parole con un sapore di cose lontane e dimenticate, di viaggio. Trans- è il prefisso latino per al di là, oltre; è un prefisso di passaggio.

E chi vive la condizione del transessuale è in una situazione lacerante che non gli permette di condividere le catalogazioni imposte da una società crudele. Perché noi dobbiamo sempre catalogare tutto, dare etichette, così ci sentiamo più sicuri.

Oggi Donald Trump, dopo avere provato a farli fuori dall’esercito – manovra fallita per le resistenze del pentagono – attacca di nuovo i transgender, coloro che cambiano sesso. Li attacca come se fosse una colpa, un’ignominia, lo fa come i padri pellegrini di antica americana memoria che mettevano all’indice le donne per adulterio o solamente perché non fedeli al verbo di Dio.

Il Dio di Trump è un cupo bastardo, un grosso e gonfio Dio del Midwest. In nome di questo formidabile Dio, il Presidente statunitense vuole abolire i diritti e i benefici di legge che l’amministrazione Obama aveva concesso ai transgender.

La comunità LGBT è ovviamente preoccupata, perché per le destre razziste tutti i «diversi» o coloro che non vogliono etichette sono bersagli facili di nere ondate di intolleranza. In questa tronfia falsa paura destrorsa, chi non si allinea, chi svirgola dai binari, è nemico e, in quanto tale, va annichilito, distrutto.

Nella società sovranista che si richiama a distorti valori cristiani, che odia l’immigrato e lo straniero, non c’è posto per chi ha deciso di esistere a prescindere, per chi affronta sé stesso in una battaglia difficile e dolorosa.

Mai come oggi, guardiamo con speranza rinnovata alla sinistra statunitense, perché esiste ed è decisa. Questa volta la battaglia è feroce e potente, non si tratta di seggi, poltrone, prebende e vantaggi. Oggi siamo di fronte a molto di più. Oggi, come non pensavamo più di dover fare, tutti noi ci troviamo a lottare per dei diritti fondamentali, quelli scritti nelle nostre costituzioni.

Siamo chiamati a una lotta che pensavamo persa nelle tragiche nebbie del tempo.

Oggi le trombe del giudizio suonano, e il loro squillo ci deve penetrare fino in fondo, deve costringerci ad alzarci, ad impegnarci, a non cedere.  Trump è il capofila di questa onda nera e catramosa che avviluppa e fa affondare chi ci si invischia.

L’astio contro gli omosessuali, le lesbiche e i gender è purtroppo solo la punta dell’iceberg. Dietro a loro ci siamo tutti noi, i buonisti radical chic multikulti, quelli che non si allineano, i ribelli.

Tra pochi giorni, alle elezioni di metà mandato che modificano gli equilibri di Camera e Senato, capiremo se qualcosa può cambiare. Non sottovalutiamo l’onda lunga che dagli USA ci ha sempre travolti, nel bene e nel male. Ieri la gran parte degli europei avrebbe votato Obama, oggi guardiamo con ansia ai socialisti e ai democratici statunitensi.

Avremo sguardo fermo e deciso, saremo pronti alla lotta, per i nostri amici e compagni, per coloro che non vogliono più etichette.

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