Il silenzioso massacro degli Hazara in Afghanistan

Gli Hazara, etnia afghana di religione musulmana sciita, sono perseguitati da decenni. L’ultima strage avviene sul fronte siriano, arruolati dall’Iran in cambio di un permesso di soggiorno.

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Il conflitto afghano, iniziato nel 1978 e tuttora in corso, è una delle tante guerre dimenticate. L’Afghanistan appare nei telegiornali, per pochi minuti, soltanto in occasione di attentati.

In questa Repubblica Islamica convivono diverse etnie: Pashtun 40%, Tajiki 30%, Uzbeki 5%, Turcomanni, Beluchi ed infine gli Hazara; proprio quest’ultima, il cui nome significa “mille”, di religione musulmana sciita, da secoli discriminati e perseguitati dall’etnia Pashtun, sarebbero i discendenti di Gengis Khan. Fino alla fine del 1880 rappresentavano il 67% di tutta la popolazione afghana; nel 1890, circa il 67% della popolazione viene sterminata da un capo Pashtun. Oggi in tutto il Paese si conta il 10% – 15% di Hazara.

La tragica riduzione del loro numero è il risultato di uccisioni di massa da parte di Pashtun, Talibani, Al Qaida e Isis, tutti sunniti, e di fughe in nazioni vicini o qualsiasi altro Paese disposto ad offrire rifugio. Lo sterminio degli Hazara è stato riconosciuto come un vero genocidio da Human Rights Watch.

Nel marzo 2001 i Talebani invadono il Bamiyan, massiccio centrale afghano, entrano nelle case e trascinano fuori i civili che, se di etnia Hazara, vengono giustiziati davanti agli occhi dei parenti; quelli non ammazzati sono stati costretti a perforare le due statue giganti di Buddah, alti 39 metri e risalenti al terzo secolo d.C., simboli di questa terra e patrimonio mondiale dell’Unesco, per secoli luogo di pellegrinaggio dei buddisti di tutto il mondo. Completati i fori i Talibani vi piazzano la dinamite e le fanno saltare in aria; non contenti di questo giustiziano, con un colpo alla nuca, 20 Hazara vietando la loro sepoltura per 3 giorni.

L’Iran è patria di 3 milioni di afghani, molti di etnia Hazara, arrivati come rifugiati e che non possiedono alcun documento. Per ottenere lo status di rifugiato, percorso lungo e difficile, molti Hazara si arruolano nelle file dei Guardiani della Rivoluzione in cambio di un permesso di soggiorno. Questi vengono reclutati nelle divisione di Fatemiyoun (14.000 combattenti) e mandati sul fronte siriano a combattere. Nei cimiteri di grande città iraniane, nella sezione martiri, si notano lapidi di piccoli combattenti Hazara di 14 – 16 anni.

Secondo la Corte Internazionale, Statuto di Roma, “l’assunzione di bambini sotto i 15 anni in forze armate nazionali o l’utilizzo di essi per partecipare alle ostilità, è un crimine di guerra”. L’Iran non è parte dello Statuto, ma ne è coinvolto dal diritto internazionale.

Le risorse economicheda cui i terroristi jihadist si finanziano in Afganistan sono le miniere di smeraldo e di talco, ma la piu redditizia rimane sempre la coltivazione del papavero da oppio. Non solo i tagliagole ci guadagnano con tasse su raccolti, sulla produzione e sui transiti, ma anche i poliziotti e governanti corrotti. I contadini da un chilo di oppio ricavano 400 volte di piu’ rispetto a un chilo di fagioli.

L’estrazione di talco nell’economia dei jihadisti è una priorità strategica e, attraverso il Pakistan, trova un grande mercato in Europa e in America.

Sconfiggere il centro del terrorismo afghano significherebbe distruggere le loro fonti di guadagno, ma questo equivarrebbe ad inimicarsi la popolazione. L’80% dei villaggi, dove le condizioni di sicurezza sono quasi assenti, si dedica esclusivamente alla coltivazione del papavero da oppio.

L’unica speranza è che i servizi segreti di tutto il mondo riescano, lavorando insieme, a tracciare la mappa delle loro fonti di entrata e possano distruggerle prima che diventino disponibili per il finanziamento del terrore.

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