La banalità del male è ancora qui.

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«Fine precoce del giovane D.S» è il titolo del nuovo romanzo di Giuseppe Curonici, edito da Armando Dadò.

Per chi scrive l’Autore è stato maestro e insegnante vero per cui i 20 lettori di questa rubrica sono avvertiti… ogni giudizio che seguirà è fortemente condizionato da questo fondamentale rapporto di stima.

Il romanzo è presto raccontato: si tratta della biografia di D.S. che, lo dice già il titolo, muore giovanissimo. Non è un giallo e nemmeno una Grande Storia: in fondo si tratta del racconto di una vita fors’anche un po’ banale. Il giovane D.S. è figlio orfano di una deportata di Auschwitz subito abbandonato anche dal padre (aveva appena due anni), un bambino allevato dalla nonna e da uno zio. A scuola non conosce ostacoli, a parte una qualche battutina sul suo essere «diverso», e con tranquillità di avvia verso una professione anche gratificante: ha studiato economia senza nemmeno essere avido né egoista. Tutto sembra svolgersi entro i binari di una normalità convenzionale, a pochi passi da qui (siamo a Como e dintorni).

Senonchè una serie di fatti, nel corso della vita di Daniele Sichem, accendono l’attenzione del lettore: il protagonista si accorge di essere inseguito, viene derubato di due computer portatili (due!) e finisce … come da titolo. Avvenimenti legati alla sua professione (lui ha a che fare con mercanti di armi) oppure c’è altro, ovvero la sua storia personale?

Buona la seconda e con allarmante nesso con il nostro presente attuale. Perché anche qui, e oggi!, il male resta sempre il male. Perché, suggerisce Curonici, «il passato non torna, non torna mai, semplicemente continua». E i topi di Camus citati nell’esergo (per nulla casuale questa scelta: «il bacillo della peste non scompare mai… e i topi un giorno torneranno in un società felice … ») occorre riconoscerli subito. Ora il romanzo ci porta alla nostra realtà, lo si percepisce dagli esempi citati, come l’usuale e oramai normale rapporto conflittuale con il prossimo. Scrive Curonici: «Il piacere di mentire e disprezzare lo trovi accanto al tavolino del bar, nella smorfia disgustata di una signora al supermercato o nello sguardo di un uomo importante dalla sua scrivania e più ancora nella non risposta ad un saluto per strada… come a dire «nemmeno ti considero». Queste citazioni bastano e avanzano per dare la tara al peso specifico di questo gran bel romanzo. Perché l’apparente banale storia di un ebreo si trasforma in denuncia-invettiva, o meglio in grido d’allarme per noi, qui e ora. Se l’essere ebreo non è una condizione del reale ma …dura da 4’000 anni, per tutti gli altri … non è tanto differente.

E, tornando al romanzo, «Il passato continua» e le morti di due illustri ebrei che tornano alla mente del protagonista, tormentandolo senza requie (Paul Celan annegato, Carlo Levi ai piedi una scala) non possono più essere considerate casuali. Un riprova arriva dal Gran Finale: la sottovalutata (da tutti) pubblicazione dei «Quaderni neri» di Heidegger, fatto vero e risalente al 2015. Lui sarà stato anche un gran filosofo ma il suo antisemitismo è lampante e la sua esaltazione del nazismo è allucinante, ma nessuno ha mostrato una minima reazione a questa pubblicazione. Avvenuta nell’indifferenza generale (rieccola la «banalità del male»): ci è voluto il giovane D. S. che in una sua missiva, siamo nella pagine finali, esprime tutto il suo dissenso e raccapriccio. Ci è voluta una lettera di un ebreo morto scritta ad un filosofo morto. Ci è voluto Giuseppe Curonici in questo romanzo intenso e … necessario.

«Fine precoce del giovane D.S.» , 2018, di Giuseppe Curonici, Armando Dadò Editore, pag. 141, Fr. 20,00, 2018.

 

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