La colossale farsa del fronte sovranista unito

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Internazionale sovranista? Una balla pazzesca. Fronte unito delle destre? Un covo di serpi, a voler essere gentili. L’Italia di Salvini, in questi ultimi giorni, non è stata scaricata dai nemici burocrati della UE o dai poteri forti, bensì dai suo stessi “amici”, o quelli che il Matteone Felpato considerava tali.

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Un vecchio proverbio delle mie parti recita “Amici, e vàrditi!”, amici, si, ma guardati le spalle, un po’ come “dagli amici mi guardio Dio, che dai nemici mi guardo io”.

È un po’ quello che si potrebbe dire di ciò che, taciuto, sommerso, messo sotto al tappeto, sta accadendo al governo Lega – M5S, soprattutto riguardo la sua componente “sovranista”.

Internazionale sovranista? Una balla pazzesca. Fronte unito delle destre? Un covo di serpi, a voler essere gentili. L’Italia di Salvini, in questi ultimi giorni, non è stata scaricata dai nemici burocrati della UE o dai poteri forti, bensì dai suo stessi “amici”, o quelli che il Matteone Felpato considerava tali. La squinternata legge finanziaria italiana, la “manovra del popolo” (quale?) che aumenta il deficit, e di conseguenza il debito pubblico, per garantire la promessa elettorale grillina del reddito di cittadinanza, è stata definita “inaccettabile e fuori dalle regole europee” dal cancelliere austriaco Kurz, addirittura “folle” dalla tedesca Alice Weidel, leader del partito di estrema destra AfD. Insomma, il messaggio è chiaro: se andate in bancarotta, i nostri Paesi non pagheranno per voi.

E la logica, in questo, è lampante: il cavallo di battaglia delle forze sovraniste è, ovviamente, la difesa degli interessi nazionali a scapito di quelli europei e in generale sovranazionali. Il grido di battaglia arriva da oltreoceano, dagli USA trumpiani: America First, Austria First, Deutschland über Alles.Il “fronte comune sovranista e populista” sventolato da Salvini, e dietro cui si cela la mano oscura del “guru” delle destre Steve Bannon, in questi termini altro non è che una gigantesca farsa, costruita ad arte per abbindolare l’elettorato: si finge unità verso i “nemici comuni”, siano essi i migranti, le istituzioni europee, Soros, per capitalizzare consenso, poi ognuno fa un po’ per sè quando si tratta di temi realmente sensibili come l’economia. È lo stesso discorso della Lega dei Ticinesi, per restare alle nostre latitudini: pacche sulle spalle con i leghisti italiani, a partire dal presidente lombardo Fontana, tutti amiconi se c’è da dare addosso al negher, ma poi Prima I nostri e i comaschi e varesotti stiano a casa loro!

E in realtà, anche sul tema dei migranti, non è che sia tutto rose e fiori: l’amicone di Salvini, Orbàn, insieme ai sodali del sedicente “gruppo di Visegrad”, si guarda bene dall’aderire alla logica della redistribuzione dei rifugiati nei Paesi membri della UE, caldeggiata dall’Italia. Al vertice di giugno il messaggio era stato chiarissimo: cavoli vostri, noi non li vogliamo. Alla faccia dell’internazionale sovranista, che, considerati i motivi di unione, sarebbe più semplice ridurre a un’Internazionale razzista. Perchè, al di là degli slogan, quando si parla di roba che tocca le tasche, è ognun per sè, not in my backyard.

Salvini e i populisti sedotti e abbandonati, quindi? Sembrebbe di si, e a questo punto si pone una considerazione: il leader leghista e i suoi alleati sapevano, o si aspettavano, che i loro “amici” di estrema destra europei avrebbero negato l’appoggio alla manovra finanziaria preferendo difendere i propri interessi nazionali? Se si, allora l’aspetto propagandistico di una manovra squinternata è chiaro: presentare qualcosa di impraticabile per poi tuonare contro la UE tiranna (un po’ come i nostri iniziativisti UDC…). Se no, se hanno portato avanti la manovra illudendosi realmente di un appoggio che, nei fatti, era prevedibilmente utopistico, la definizione è più semplice: dilettanti allo sbaraglio.

 

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