La Lega non va in bicicletta

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Non credo assolutamente che tutti i leghisti siano razzisti. Anzi, voglio credere che molti siano solo spaventati e che reagiscano malamente alle sollecitazioni di chi ha interesse a fomentare la divisione e, appunto, il razzismo. Non dico nulla di nuovo.

Poi ci sono quelli che “loro non sono razzisti”, ma hanno un’ostilità talmente perniciosa nei confronti di immigrati e stranieri da essere quasi ridicoli. Basti ricordare solo da noi il caso di Pantani e dei chierichetti di origine etiope (leggi qui)

A cascare rovinosamente è, in questi giorni, la segretaria della Lega di Prato. E casca sulle ciclopiste. No, non si è grattugiata la faccia capitombolando in bici sull’asfalto, ha però pensato di avversare un progetto di ciclopista per la paura che fosse usato da migranti, non sto scherzando.

“Molti richiedenti asilo non hanno la macchina. Sembra che il progetto sia fatto apposta per loro – e ancora – “…servono solo ai migranti. Noi pratesi a lavorare ci andiamo in macchina”.

Queste dichiarazioni, rilasciate da Patrizia Ovattoni, segretaria della Lega di Prato a “La Zanzara” di Radio 24, hanno suscitato un bel po’ di polemiche. La Ovattoni infatti ritiene che il progetto per pista ciclabile a Prato favorisca i migranti, che sono sempre in giro a piedi, al posto dei pratesi, siamo alla demenza totale. Scrive Repubblica:

“Il progetto a cui si fa riferimento è quello di ammodernamento di viale Montegrappa. L’ipotesi del Comune è restringere la carreggiata con i fondi del Ministero dell’Ambiente per la mobilità sostenibile: 6,5 milioni di euro, di cui circa 600mila euro sarebbero appunto destinati all’opera. Il sindaco Matteo Biffoni (Pd) ha studiato una prima idea di progetto: pista ciclabile su entrambi i lati, sostituzione degli alberi, nuova illuminazione, ridefinizione dei posti auto e restringimento della carreggiata da due corsie a una. Una proposta che non è piaciuta alla segretaria della Lega: “Non ho detto che il Comune ha fatto il progetto apposta per i migranti e i richiedenti asilo, ma che è che così sembra”.

No, non è vero, mi correggo, siamo oltre la demenza. Se parliamo di una malsana ossessione per i migranti, qui ne abbiamo un esempio lampante che mette pure un po’ a disagio. Ci si domanda che benefici possano dare a un Comune o allo Stato persone del genere.

Ragionando così togliamo anche le panchine, perché magari ci si siedono i migranti che, come tutti sanno, sono sempre in giro a non fare un cacchio e appoggiano i loro ossuti sederi dove capita.

Niente bus, perché i migranti che non hanno l’auto usano i mezzi pubblici, e poi non pagano magari nemmeno il biglietto. Ma la prode Ovattoni non si ferma e rincara la dose:

“Noi, ovvero chi va a lavorare, di solito si sposta con la macchina. Oppure, chi ha i bambini piccini che devono andare dal pediatra, non li porta in bicicletta. Chi ha un lavoro e dei bambini rischierebbe di esser messo sotto un camion, come è successo una volta a me.” – e ancora – “Non ho mai detto che sono razzista. Ma qua in bicicletta vanno veramente in pochi, non siamo in Versilia”

Addirittura nel suo partito, la Lega, sono sorti malumori per dichiarazioni così idiote, per non parlare dei social. Al punto che la gaglioffa ha poi, esattamente come la Pantani (leggi qui) deciso di chiedere scusa. Le solite scuse tardive dovute alle pressioni. La stessa commissaria regionale leghista, Susanna Ceccardi, ha mazzuolato la dirigente, a far sperare che non siano poi tutti idioti alla fine:

“In bici ci vado anche io, una provocazione sbagliata perché la Lega non è assolutamente contro i ciclisti e le piste ciclabili. Anzi, è a favore di città a misura di ciclista e di pedone”

Meno male che la signora Ovattoni non è razzista, siamo tutti molto piu rassicurati.

 

 

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