La lista nera dei prof

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La Sonntagszeitung e Le Matin Dimanche hanno avuto la possibilità di accedere all’elenco della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione che raccoglie i nomi dei 95 docenti che, in Svizzera, sono stati banditi dal mondo della scuola, la stragrande maggioranza di loro per aver commesso reati di natura sessuale.

Una lista nera, introdotta nel 2004, sulla quale, dal 2008, ogni Cantone è obbligato a segnare i nomi delle proprie mele marce. Quello che però emerge da quanto riportano i due domenicali è che non proprio tutti hanno fatto i compiti diligentemente. Sono infatti 14 i Cantoni che al momento non hanno ancora registrato nessun nome ma, fra questi, come nel caso di Vaud e Ticino, episodi d’insegnanti allontanati dalla scuola per gravi ragioni ce ne sono stati, eccome.

Nel caso del nostro Cantone si sono verificati casi in cui i reati si sono addirittura ripetuti. Questo a dimostrazione della necessità e dell’utilità di uno strumento di questo genere. Un presente fatto di liste nere non è certo un presente roseo. Ma dimenticarsi che spesso non ci si trova di fronte a dei principianti, ma a predatori seriali subdoli ed esperti nell’aggirare gli ostacoli pur di tornare a compiere i propri crimini, è altrettanto criminale e inaccettabile.

Evidentemente l’intento che ha portato all’istituzione di questa lista era evitare che pedofili, persone violente o con problemi di dipendenze potessero riproporsi, per esempio, in altri Cantoni come docenti. Un obiettivo che rimarrà monco fintanto che alcuni Cantoni non faranno le loro segnalazioni convinti che possa bastare l’indicazione, del reato commesso in ambito scolastico, nel casellario giudiziale.

Peccato solo che certe leggerezze si paghino care. Soprattutto pensando all’importanza strategica che, fin dalla notte dei tempi, la scuola ha ricoperto e ricopre nella formazione e nell’educazione dei nostri figli, cittadini del prossimo futuro. E sulla loro pelle non si può e non si deve scherzare. Perché, se la scuola è specchio della società, è altrettanto vero il contrario: la nostra società è specchio di ciò che è la scuola.

I nostri ragazzi non devono correre il rischio di ritrovarsi nel ruolo di vittime sacrificali. La scuola è un gioco molto serio. E il patto è che, degli insegnanti, ci deve poter fidare (quasi) a occhi chiusi. Tornando invece alla lista, da notare che in pratica si compone quasi esclusivamente di uomini. Un terzo di quelli presenti esercitava nel canton Zurigo, 15 (di cui due donne) a San Gallo, 14 nel canton Berna e 11 a Lucerna. Del totale risulta che 43 insegnavano nelle scuole elementari e 24 alle medie. A quasi tutti è stata poi revocata a vita la possibilità di tornare a far danni nel mondo della scuola.

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