La tempesta perfetta

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Potrebbe essere iniziata la tempesta perfetta. Da alcune settimane le Borse sono nervose: a giornate positive alternano scivoloni importanti, con chiara tendenza al ribasso. L’indice svizzero ha perso quest’anno quasi 1000 punti, mentre i due indici più importanti di Wall Street sono in discesa da inizio mese. Per molti esperti si tratterebbe di una normale correzione, auspicata dopo anni di forte e costante crescita. Alla maggior parte dei lettori del Gas, probabilmente questo tema non interessa, ma fanno male. Vediamo perché.

Iniziamo cercando di capire cosa ha determinato la forte crescita degli indici delle principali piazze finanziarie dopo la grave crisi del 2008 e perché invece l’economia reale è cresciuta poco o nulla.

1: Chiaramente se si riparte da un livello molto basso, quando inizia la ripresa è relativamente rapida (elemento tecnico). 2: Le conseguenze della crisi del 2008 sono state pagate essenzialmente dalla popolazione, perché gli Stati sono intervenuti per tamponare le perdite con ripercussioni importanti sui conti pubblici dei principali Paesi. 3: Le ingenti quantità di liquidità immessi sui mercati (ad esempio dalla Bce) non sono finiti nell’economia reale ma, nella maggior parte dei casi, sono rimaste nei conti delle banche private che li hanno utilizzati per speculare in Borsa. 4: Le tanto auspicate riforme sbandierate dopo il 2008 non si sono concretizzate in nulla di veramente importante, fatta eccezione per un leggero aumento delle riserve obbligatorie. Nulla invece è stato fatto per limitare i movimenti speculativi (circa l’80% delle transazioni ha una “vita” inferiore ai 5 giorni), le operazioni con i prodotti derivati e per evitare i conflitti di interesse all’interno delle banche “too big to fail”. 5: Nel frattempo la maggior parte dei Paesi hanno dovuto perseguire programmi di austerità economica, invece di investire sulla crescita dell’economia reale.

Chiaramente si tratta di un riassunto schematico di quanto successo. Vediamo ora perché potrebbe iniziare la “tempesta perfetta”. 1: La guerra commerciale ha probabilmente creato nuovi posti di lavoro negli USA, ma nel medio periodo porterà ad aumento dell’inflazione e a una riduzione degli utili delle grandi società. 2: L’economia cinese, che ha salvato il mondo dopo il 2008, sta rallentando sempre a causa dei dazi e questo non è un buon segnale. 3: La situazione in Europa non è particolarmente positiva. La Brexit potrebbe avere gravi conseguenze per il Regno Unito; l’Italia sta giocando con il fuoco e se anche dovesse ottenere una qualche successo politico (la Commissione Europea potrebbe allentare un pochino le sue posizioni) dal punto di vista economico le conseguenze saranno pesanti; il populismo dilagante potrebbe riportare l’Europa indietro di decenni.

Possiamo essere può o meno d’accordo sulle cause o le conseguenze, sugli errori commessi dal passato (dalla maggior parte delle forze politiche comprese quelle di sinistra) e sul potere della finanza, ma la realtà è che se dovesse veramente iniziare un’altra crisi finanziaria le conseguenze per l’economia reale sarebbero molto pesanti – quindi per tutti noi – perché oggi le casse pubbliche della maggior parte dei Paesi sono desolatamente vuote e non solo non sarà possibile salvare le “too big to fail” ma anche avere le risorse per provare a rilanciare una seppur debole crescita.

 

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