Lacrime e pioggia sulle sbarre

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“….Quando mi sveglio, con la pioggia d’autunno che cade sulle sbarre della finestra a sopportare la furia dei venti settentrionali, inizio la giornata sulle rive del Danubio, in un albergo con torce sulla facciata che vengono accese ogni sera.

Ogni occhio che legge quello che ho scritto, ogni voce che ripete il mio nome, mi tiene la mano e, come una piccola nuvola, mi fa volare sulle pianure, le foreste, i mari, le città e le loro strade.”

Sono le struggenti parole di Ahmet Altan, uno dei giornalisti e scrittori più famosi in Turchia, ex direttore del quotidiano Taraf, nato ad Ankara nel 1950, processato più di 100 volte per il contenuto politico dei suoi articoli e per la sua posizione a favore dei curdi. (leggi qui)

Altan è stato arrestato nel settembre del 2016, con l’accusa di aver favorito il tentato colpo di Stato, ed è stato condannato all’ergastolo all’inizio del 2018, in un processo definito, da molti osservatori, farsa.

Il 28 febbraio scorso gli è stata inflitta una condanna a 5 anni e 11 mesi di carcere per aver offeso il presidente Erdogan nel suo libro “Scrittore e assassino”; una decisione, quella del tribunale, che suona beffarda vista la precedente condanna.

Per la liberazione di Altan e altri giornalisti e scrittori, vittime d’incarcerazioni e condanne giudicate “ingiuste e senza prove”, si sono mobilitate decine di personalità, associazioni e ben 38 premi Nobel.

Il 2 ottobre 2018 la corte di appello di Istambul ha confermato la condanna all’ergastolo per 6 sospetti di terrorismo, tra cui Ahmet Altan, accusato di aver tentato di rovesciare l’ordine costituzionale e di aver legami con l’organizzazione Gulenista FETO, che Ankara ritiene responsabile del fallito golpe del luglio 2016.

Lo stato di emergenza, in seguito al colpo di Stato militare, ha aperto la strada a limitazioni illegittime dei diritti umani e ha permesso al governo turco di approvare leggi senza il vaglio effettivo del parlamento e dei tribunali.

Oltre 50’000 persone sono state trattenute in custodia preventiva con l’accusa di appartenenza al movimento di Fathullah Gülen; oltre 100 giornalisti e operatori dell’informazione in custodia cautelare. La dura repressione si è abbattuta come una tempesta inarrestabile sui magistrati, ambasciatori, rettori e professori universitari, e continua a mietere vittime; diversi giornali, reti televisive, 23 radio, 3 agenzie di stampa e 10 settimanali sono stati chiusi da decreti giustificati dallo stato di emergenza.

Nel luglio scorso, in nome della sicurezza nazionale, sono stati licenziati oltre 18’000 dipendenti: 9’000 agenti di polizia, 3’000 soldati, 2’000 membri dell’aeronautica, 1’000 membri della marina, dipendenti della gendarmeria-della guardia costiera e del ministero della giustizia. Con questa ultima purga (in totale 180’000 persone) dovrebbe essere terminato, teoricamente, lo stato di emergenza.

Per la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) il sistema giudiziario turco, a causa della mancata indipendenza e imparzialità, ha minato i principi cardine del diritto ad un processo equo; secondo il presidente della Corte, Guido Raimondi, la Turchia è al primo posto sulla lista della CEDU, seguita dalla Romania e dalla Russia, in merito alla violazione dei diritti umani. Attualmente l’UE non intende aprire le porte alla Turchia, proprio a causa dell’esistenza di uno schema mirante a sopprimere ogni voce di dissenso con l’establishment, a seguito del regime emergenziale imposto dal neo sultano ottomano Erdogan, in vigore oramai da 2 anni.

Concludo con le parole di Altan, tratte dal suo straordinario diario di prigionia raccolto nel libro “Non rivedrò più il mondo”. Il suo messaggio è un inno all’immaginazione e al suo potere di evasione dalle quattro mura in cui è costretto, riconquistando con essa aria e spazio. Il suo è un ragionamento di lucidità sui concetti universali di vita, morte, tempo e destino.

“Viaggio per tutto il mondo da una cella in carcere.

Loro avranno il potere di mettermi in carcere, ma nessuno ha il potere di entrarmi in carcere.

Sono uno scrittore, non mi trovo né dove sono, né dove non sono.

Dovunque mi rinchiudiate, io viaggerò per il mondo sulle ali infinite della mia mente.”

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