Le femministe odiano le madonne

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Una serie di atti vandalici contro le figure mariane danno al Blick l’opportunità di intervistare il portavoce della Chiesa cattolica di Zurigo Simon Spengler, che in un delirio tutto suo, tra i possibili distruttori di madonne, menziona le femministe.

Leggiamo da Ticinonews:

“In gioco potrebbero esserci delle femministe radicali. Il culto della Madonna può essere interpretato come un modo per fare credere a un omaggio della figura femminile nella chiesa. Forse vogliono dimostrare che nel mondo reale della Chiesa cattolica solo gli uomini detengono il potere.”

Allora, con tutti i pirloni in circolazione, non ci sembra il caso di tirare in ballo le “femministe radicali”. Anche perché supponiamo ci siano obiettivi più succosi e interessanti, oltre che politicamente paganti, piuttosto che delle statue della Madonna.

Il presule si butta spavaldo in una serie di supposizioni che fanno abbastanza ridere, la più divertente è quella delle terroriste femministe.

Gli attacchi alle madonne sembrano farsi frequenti, dall’aprile scorso, tra Marie e Sante Bernadette sono quattro o cinque gli atti di sfregio nei confronti di statue cristiane in Ticino.

“Potrebbe trattarsi anche di giovani musulmani che reagiscono di fronte al divieto di dissimulare il viso in pubblico, ma in questo caso non conoscono bene il Corano, che invece adora la figura di Maria.”

Ettepareva che lo Spengler (nulla a che fare con la coppa), non tirava in ballo fantomatiche gang di radicali islamici, giovani per di più, come se lui avesse i filmati delle videocamere. Per tanto così, se qualcuno rompe il naso alla statua di Lenin, possiamo ipotizzare bande di maschilisti radicali di destra, o preti lefebvristi travestiti da bonzi tibetani.

L’utilità di far snocciolare ipotesi a pera al primo pollo che si presta è d’altronde prassi normale per il Blick.

Comunque mi sentirei di rassicurare ragionevolmente Simon Spengler, nello scagionare le femministe. Se è pur vero che le suffragette di inizio secolo non disdegnavano il terrorismo, oggi si preferisce un fermo e sereno confronto politico.

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