Lega, non è per essere razzisti…

La recente levata di scudi nei confronti di Roberta Pantani, avvenuta per le sue esternazioni su due chierichetti di colore non dovrebbe stupire più di qual tanto. Roberta, in fondo, è solo la normale prosecuzione di una narrazione razzista, con simpatie equivoche e vergognose, una narrazione fatta di astio, cattiveria e meschinità.

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La storia d’amore tra la dirigenza leghista e il razzismo è lunga e densa di episodi. No, non sono isolati. Un episodio è isolato, due sono isolati, tre sono isolati, quando invece diventano numerosi e costanti nel tempo non è più una questione episodica, siamo proprio di fronte ad un pensiero che invoca la diversità di razza e l’odio per lo straniero come un valore.

Cominciamo da Norman Gobbi? Il Consigliere di Stato, prima di entrare in carica era finito sotto i riflettori per i suoi commenti razzisti nei confronti del giocatore di colore Hanson Carter, in forza al Lugano Hockey: “Uh uh g’è scià ul neger!” era diventata una locuzione famosa. Norman è figlio d’arte, il padre Mirko aveva condiviso post fascisti e aveva anche postato la foto di alcune donne in burqa associate a sacchi del pattume, post ripreso poi da Massimiliano Robbiani, che si era pure scusato. Nel 2006 (fonte il Caffè) la Lega irride all’Olocausto. “Giorno della memoria… Neanche una parola per gli uccelli massacrati con le reti dei roccoli”. Sempre qull’anno, la morte di un orso in Engadina è il pretesto per minacciare di morte i rifugiati: “Anche i finti asilanti, in particolare quelli Balcani, vengono da noi per mangiare a sbafo…ma al contrario dell’animale sono più protetti. Immaginatevi di far fare a loro la stessa fine”.

Roba normale, vero? Insomma, sono brave persone, solo ogni tanto gli scappa qualche dichiarazione sopra le righe.

Come quelle relative al candidato per il consiglio comunale a Bellinzona Luciano Milani, che aveva condiviso un post nazista che inneggiava al gasamento degli immigrati. Stessa “disavventura” per Ibrahimi, candidato di Paradiso, anche lui con profonde simpatie per le filosofie “hitleriane”, come le chiamava, dopo lo scandalo dimissionò. O ancora Omar Wicht, consigliere comunale a Lugano, già condannato per minacce all’autorità che postava video da lui prodotti dicendo che lo straniero andava eliminato e pubblicava post di questo tenore: “ I sassi non tirateli dal cavalcavia, tirateli alla polizia” e ancora “…vi auguro di mai incontrarvi, zingari, o vi prendo a catenate nei denti”. Leggendaria Adriana Sartori, oggi municipale di Balerna, anche lei con like a post inneggianti al nazismo e famosa per la sua ignobile uscita sui migranti morti affogati nel Mediterraneo: “ma vi rendete conto di cosa mangiano i pesci che poi noi mangiamo? Io sono realista, non razzista.”

No, nessuno di loro è razzista, come non lo era Giuliano Bignasca in famose copertine del Mattino della Domenica sui troppi neri sui bus o in nazionale o sui campi di lavoro per i Rom, occhieggianti anche lì al nazismo. Come non lo era il padre di Roberta Pantani, il compianto Rodolfo, con chiare e mai nascoste simpatie per l’estrema destra italiana. Come non lo era il fratello Ruggero, aggressivo impiegato comunale nel comune di Chiasso assurto agli onori, oltre che per avere dato dei minorati ad alcuni consiglieri comunali, per avere gioito alla morte di un migrante fulminato dai cavi elettrici del TILO. “Tutti sul Tilo!” aveva allegramente commentato il fratellino di Roberta.

Possiamo concludere con la pagina Facebook del Mattinonline, chiusa per l’incapacità dei suoi gestori di controllare la fiumana di odio, insulti e minacce nei confronti degli avversari politici, degli immigrati e dei musulmani.

Le dichiarazioni di Roberta, in fondo, seguono solo questo solco, dove si dà per scontato che ogni straniero è un mezzo criminale, ogni asilante è un falso migrante economico, ogni nero una persona che dovrebbe restarsene a casa sua per non contaminare questa nostra bella società cattolica e bianca. Cattolica dello stesso cattolicesimo, supponiamo, che aveva sostenuto il franchismo in Spagna o il regime di Pinochet in Cile.

Ecco perché Roberta in fondo è solo la normale prosecuzione di una narrazione razzista, con simpatie equivoche e vergognose, una narrazione fatta di astio, cattiveria e meschinità.

Non stupitevi più perciò. Reagite, quello si, come a Chiasso, ma non stupitevi.

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