L’incredulità di meritarsi attenzione

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Un consiglio mi è stato dato da varie persone che hanno la mia stima: una che condivide il mio stesso ambiente di lavoro e che ha la grande fortuna e il talento di poter partecipare a quello che io chiamo “ progetto benessere” volto a rendere non solo possibile, ma piacevole il tempo di vita restante; l’altro è un tipo strambo che scrive parole che sembrano scolpite nella pietra, che usa un tipo di scrittura che io chiamo tattile, perché la sensazione nel leggerlo è quella di ricevere una carezza, un brivido o un pizzico. Mi è stato consigliato, dicevo, di allargare le mie storie comprendendovi più persone, più racconti in una.

E la domanda era: pensa, perché senti la necessità di scriverle?…Domandona! Ci penso e ci ripenso… lo faccio per me, perché mi aiuta a dare un ordine e una forma alle emozioni che provo. Lo faccio per chi legge perché so bene, essendoci passata, quanto la vecchiaia e la malattia spaventino; quanto la cura di un familiare possa essere pesante e difficile e quanto improbabile sia accettare il tema della morte e del lutto.

Ma la cosa a cui tengo di più, è parlare delle singole persone che mi hanno dato un’emozione proprio per la loro unicità Il Signor F. era unico, i coniugi belli belli, sono loro e nessun altro. Voglio parlare di persone uniche e preziose, di esseri umani specifici che troppo spesso si tende a racchiudere nella generica categoria degli “anziani”, finendone per definirne così solo l’età, la salute cagionevole, l’ormai inutilità sociale e lavorativa, qualcuno che sta seduto su una sedia, la vita ormai alle spalle, in attesa della fine. Voglio parlare della bellezza di ciascuno di loro, di quello che hanno e non di quello che a loro manca.

Ognuno di noi è unico e meraviglioso E la storia che ciascuno ha alle spalle ha definito la persona che è adesso, e non rappresenta un’eco di ciò che è stata. Quando la Signora K. Piange con delle lacrime grandi come il mare per la perdita del fratello adorato col quale condivideva la stanza, mi da emozione, il calore che sento quando l’abbraccio e la cullo, perché non ho potuto fare altro per arginare il suo dolore, è proprio il suo, come suo è l’odore che mi è rimasto addosso…. Come si fa a mischiare? Non si può, non è giusto e non è quello che cerco.

Io cerco l’unicità delle persone Quando la Signora Antonia che ho conosciuto durante il mio stage, si stupiva che io l’andassi a trovare nel mio tempo libero mi diceva: –

“…ma perché lo fai?”

“Perché mi fa piacere, perché mi piace passare il mio tempo con lei.”

“Ma davvero?! -e faceva gli occhi graaandiii- una vecchia come me? Ma davvero mi merito questo?”

Quando la signora Antonia, una delle creature più belle e sole che abbia mai conosciuto, si stupiva così, io morivo dentro, perché lei esprimeva l’incredulità di essere degna di attenzione. È questo che io combatto e che voglio esprimere. Ognuno di noi merita di essere amato e apprezzato esattamente per quello che è. Questo è il motivo per cui io amo in modo incondizionato il mio lavoro: amo le persone, mi piace toccarle, accarezzarle, sentirle nelle mani, coccolarle, cullarle mentre le tengo su un fianco in attesa della collega che venga ad aiutarmi, mi piace ascoltarle e portarle con me quando vado via.

Però ci provo perché voglio continuare e perché il mio bisogno di scrivere non può e non deve occupare lo spazio e l’intimità della persona che potrebbe essere riconosciuta dalle parole che uso. Grazie bella gente dei consigli e della passione che mettete in ciò che fate.

*ausiliaria di cura

 

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