L’iniziativa UDC fa male alla Svizzera

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L’iniziativa che andremo a votare il 25 novembre denominata “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione)” fa seguito ad altre del filone NOI contro gli ALTRI. La Costituzione – fondamento della Nazione – contiene le regole cardine sul funzionamento dello Stato e garantisce i diritti fondamentali. L’art. 190 Cost prevede che per il Tribunale federale e le altre autorità incaricate dell’applicazione del diritto sono determinanti le leggi federali e il diritto internazionale. Tale norma riconosce il primato del parlamento (che fa e approva leggi e trattati).

Una Costituzione liberale è anche l’atto primigenio che limita il potere politico, attraverso il principio della separazione dei poteri che impedisce l’arbitrio e la concentrazione degli stessi in uno solo. La forza pubblica è poi limitata dalla garanzia dei diritti fondamentali che lo Stato può ridurre solo a condizioni restrittive (base legale, interesse pubblico, proporzionalità). La nostra Costituzione del 1999, come lo indica il suo “Preambolo” (un capolavoro di sintesi dei valori svizzeri), se la sono data (dal basso) il Popolo svizzero e i Cantoni. La Costituzione deve essere permeabile e adattabile alle evoluzioni (economiche, sociali, globali) di una società, ma nemmeno deve essere troppo facilmente emendabile su slanci emotivi.

Se la sovranità popolare è importante in democrazia, ciò non toglie ch’essa possa essere limitata come ha deciso il popolo stesso (art. 139 cpv. 3 Cost). Questa norma, unita all’art. 190 Cost, impedisce una modifica costituzionale che violi le regole imperative del diritto. La Svizzera ha adottato, come principio costituzionale non scritto, quello secondo cui non si fa distinzione tra l’ordine giuridico interno e quello internazionale una volta che quest’ultimo è stato adottato dallo Stato nazionale. Confederazione e Cantoni sono tenuti a rispettare il diritto internazionale per stessa volontà del potere costituente (art. 5 cpv. 4 Cost). Anche gli artt. 26 e 27 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (ratificata dalla Svizzera) prevedono che ogni trattato in vigore vincoli gli Stati che devono eseguirlo in buona fede. Uno Stato contraente non può invocare la propria legislazione per giustificare la mancata esecuzione di un trattato. L’art. 5 cpv. 4 Cost. a ragione non parla di primato del diritto internazionale su quello interno federale ma i nostri tre poteri dello Stato già oggi firmano, formulano riserve, applicano o disdicono singoli accordi a dipendenza di valutazioni tra vantaggi e svantaggi nei singoli casi concreti e non modo rigido e sistematico come vuole l’iniziativa per l’autodeterminazione. Un’iniziativa che fa male alla Svizzera, pericolosa perché ci isola dal resto della comunità internazionale da cui dipendiamo.

Secondo il preambolo costituzionale, la Svizzera si vuole una alleanza determinata a consolidare la coesione interna, l’indipendenza, in uno spirito di solidarietà e di apertura al mondo. Da qui, per un Paese piccolo e interdipendente dall’estero come il nostro, l’importanza di rispettare gli accordi internazionali da noi sottoscritti e approvati da popolo e Cantoni. Un conto è rispettarli e un altro è dire che gli stessi siano prevalenti. Il Tribunale federale, nello spirito di cui sopra, cercherà sempre di interpretare una norma nazionale in modo conforme al diritto internazionale secondo principi e metodi esposti in sentenze consolidate e che per nulla necessitavano questa iniziativa elettoralistica. Il Tribunale federale ha detto ad esempio che i trattati che proteggono i diritti umani restano preminenti sul diritto interno posteriore. Che ci può essere di male, di sbagliato in questo? In passato, società, economia e diritto si sovrapponevano all’interno di una nazione ed il diritto internazionale si limitava a qualche materia specifica, il resto era regolato dalle Costituzioni. Con la globalizzazione vi è stata certo un’esplosione di trattati internazionali ma gli stessi che ora vogliono la preminenza del diritto svizzero hanno professato e professano la libertà economica e di circolazione del capitale.

Quindi chi ci ha portato alla globalizzazione economica ora vuole la chiusura del diritto. La nostra Costituzione sarà confrontata ad altre le sfide. In una società avida di sensazioni forti ed emozioni accentuate dai media e dai social network, c’è il rischio che si vogliano inserire norme costituzionali sulla base di eventi drammatici ed emozionali. Una tale evoluzione – le emozioni non essendo per forza cattive dal profilo giuridico – può entrare in conflitto con uno Stato di diritto. In una democrazia come la nostra, una educazione solida, pubblica, interclassista e interprofessionale resta il miglior strumento affinché la popolazione non prenda decisioni importanti alla leggera. Chi scrive ritiene che la soluzione ancora preferibile sia quella attuale dove i due ordini giuridici nazionale e internazionale hanno pari dignità e si devono rispettare valutandoli caso per caso.

Avv. Matteo Quadranti, Gran Consigliere

 

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