Ma che caldo fa all’inferno?

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Sarà che ieri a Lugano, alle due del pomeriggio, il termometro registrava 28,5 centigradi. 30,02 a Locarno Monti e 27,4 a Cevio. Sarà che a quell’ora gli elicotteri già stavano cercando di spegnere l’incendio scoppiato nei boschi di Scarpapè sopra Giubiasco proprio lì dove un tale, nemmeno troppi anni fa, ci vedeva regolarmente apparire la Madonna. Sarà che poi alla sera in cielo la luna aveva attorno uno strano alone luminoso mai visto prima, come una specie di macchia color arcobaleno, uguale a quelle che si formano nelle pozzanghere gonfie di pioggia sull’asfalto sporco di benzina, fatto sta che ho finalmente capito tutto.

Siamo alla frutta. La catastrofe è alle porte. E noi non ci possiamo fare più nulla. Forse non abbiamo mai potuto farci davvero granché. Ad aiutarmi nello schiarirmi le idee che sto per esporvi, c’era il fruscio della radio. Un angosciante silenzio alieno. Ieri sera nessuna delle tre reti radio della RSI dava segni di vita sulle frequenze FM. Solo una coincidenza? Probabile. Eppure un caldo come quello di ieri non s’era mai visto ad autunno inoltrato e quella che dovrebbe essersi già conclusa da un po’ è stata, stando ai rilevamenti fatti da quando si è iniziato a farli con metodo scientifico, un’estate da record.

A Magadino, sempre alle due di ieri pomeriggio c’erano 29,5 gradi. A Grono 28,1, sul Monte Generoso 17,1 e a San Bernardino 15,1. Il bollettino, la cronaca di un’apocalisse annunciata. Questo mi dicevo mentre rileggevo incredulo le temperature registrate ieri in giornata. Pensavo anche che gli scienziati sono convinti che ogni decimo di grado farà la differenza. Basterà anche uno zero-virgola-uno d’aumento medio della temperatura globale per creare sconquassi ormai prossimi. Perché gli effetti del surriscaldamento della crosta terrestre non sono e non saranno lineari. La temperatura aumenterà. È già aumentata. È un fatto.

Mi tornano alle mente le parole di Gary Yohe, un economista ambientale. In pratica lui crede che l’obiettivo di contenere il surriscaldamento globale non è alla nostra portata. Sempre che quest’impresa lo sia mai stata. “2 gradi sono ambiziosi – dice Yohe – e 1,5 gradi sono un’aspirazione ridicola. Sono buoni obiettivi da raggiungere, ma dobbiamo cominciare ad abituarci al fatto che potremmo non raggiungerli e pensare più seriamente a come potrebbe essere un mondo con una temperatura di 2,5 o 3 gradi superiore”.

Non siamo pronti economicamente, né socialmente e neppure culturalmente a una sterzata drastica e salvifica. Il mondo così come noi lo abbiamo conosciuto scomparirà. La sfida è una sfida già persa in partenza. L’aumento di 2 gradi è garantito. Anche seguendo le indicazioni degli scienziati sulla riduzione di gas serra ci ritroveremo probabilmente con un aumento di 3 gradi alla fine del secolo corrente. E con lo scioglimento graduale del permafrost si scongeleranno anche tonnellate di materiale organico che diventerà ulteriore anidride carbonica facendo così aumentare l’effetto serra.

Siamo ormai come quei cani abbandonati sotto la stecca del sole che abbaiano con la lingua a penzoli e la bava ai bordi della bocca. Ecco a cosa pensavo ieri, mentre mi godevo il tepore della sera e una luna malata. E, oggi, mentre lo scrivo, mentre tutto questo si cristallizza sullo schermo del mio computer, sulla mia testa sento ancora il rombo degli elicotteri in azione nel tentativo di spegnere il fuoco di un incendio globale ormai solo all’inizio.

 

 

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