Maxi risarcimento per quattro cocci romani?

Il Vallese, recentemente, ha avanzato una richiesta di risarcimento dell’ammontare di 100’000 franchi nei confronti di un promotore immobiliare reo di aver avviato gli scavi per la costruzione di una villa all’interno di un’area archeologica ritenuta di grande valore.

Di

Rischiarato da una luce tutta mediterranea, racchiude tra i suoi confini le vette più imponenti e i ghiacciai più estesi della Svizzera. Ha anche le vigne più alte d’Europa. Ma non sono solo questi i tesori di cui è ricco il Vallese perché, recentemente, ha avanzato una richiesta di risarcimento dell’ammontare di 100’000 franchi nei confronti di un promotore immobiliare reo di aver avviato gli scavi per la costruzione di una villa all’interno di un’area archeologica ritenuta di grande valore.

È successo a Châble, una frazione del comune di Bagnes. Lì il sottosuolo è noto per essere ricco di preziosi reperti e di vestigia che risalgono addirittura all’epoca romana. Ecco perché la zona è classificata come area protetta ed è sotto la costante attenzione degli specialisti del servizio archeologico cantonale. Soprattutto quando in un cantiere per la costruzione di un nuovo edificio si mettono in moto le ruspe.

In un caso del genere gli archeologi hanno la priorità e il loro compito è quello d’ispezionare il terreno per documentare la natura di questi insediamenti recuperando il maggior numero di oggetti, in primis quelli particolarmente pregiati dal punto di vista storico. Poi, dopo un paio di mesi, la scienza è comunque costretta a cedere definitivamente il testimone a chi ha cuore, più degli scavi, gli affari immobiliari.

Ma nella vicenda contestata al palazzinaro vodese purtroppo le cose non sono andate esattamente così. E i soldi chiesti quale risarcimento sono soltanto il frutto di una stima del valore scientifico dei reperti risalenti a circa duemila anni fa andati persi per sempre. Ma proprio qui sta l’inghippo. Perché ora al danno si aggiunge anche la beffa. Non è bastato il fatto che con i primi lavori di scavo siano state fatte a pezzi alcune testimonianze d’inestimabile valore storico, ora, il nocciolo della questione sono i 100’000 franchi d’indennizzo.

Quando ci siamo resi conto dell’errore abbiamo subito informato le autorità”, hanno dichiarato promotore e architetto lavandosene così le mani e la coscienza. Ragion per cui adesso i due contestano la cifra da versare al Cantone. Sono davvero pazzi questi roman(d)i? Centomila cocuzze sono troppe! È una richiesta quantomeno esagerata per quattro cavolo di coccetti risalenti all’epoca di chi se ne frega. O no? Scherzi a parte, malauguratamente, sembrano davvero essere questi gli argomenti e lo spirito con i quali, dopo aver infranto la legge e aver fatto a pezzi parte del patrimonio culturale di tutti noi, ora il gatto e la volpe si lagnano.

 

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!