Meglio radioattiva che in guerra

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Quantomeno curioso scoprire, leggendo un lungo reportage pubblicato sul sito web della BBC, che in Ucraina c’è addirittura chi ha scelto di abitare nella “zona proibita” attorno alla centrale nucleare di Chernobyl, pur di scappare dal conflitto che vede contrapposto l’esercito del governo di Kiev ai soldati russi e ai ribelli separatisti loro alleati.

Maryna Kovalenko ha deciso che era meglio così, per lei e per le sue due figlie adolescenti. Meglio vivere a poca distanza dal sarcofago di cemento armato che sigilla, tenendolo a bada, il mostro nucleare esploso il 26 aprile del 1986, piuttosto che rischiare ogni giorno la pelle per le strade di Toshkivka, la città industriale della regione del Donbass dove da quattro anni si combatte senza sosta.

Maryna oggi vive a Steshchyna, un paese abbandonato a poca distanza dalla foresta che cresce rigogliosa e si sta espandendo dopo che l’uomo ha abbandonato l’area attorno alla centrale fantasma. Insieme a lei, lì ci abitano anche degli anziani che non sono mai partiti al contrario dei circa 350.000 abitanti evacuati dalla zona ritenuta pericolosa e ancora in buona parte contaminata.

Ma il pericolo delle radiazioni nucleari è un pericolo invisibile. E pur di sopravvivere l’uomo è capace di qualsiasi cosa. Si adatta a tutto. Anche al peggio. Ed ecco che fra i due mali Maryna, una dei circa due milioni di sfollati che la guerra nel Donbass ha prodotto, ha scelto quello che l’è sembrato il male minore. Vivere nell’illegalità, all’interno della cosiddetta “zona di alienazione”.

In pratica, stando al reportage della BBC, la casa di Maryna è una vecchia catapecchia che necessiterebbe di tutta una serie di lavori di manutenzione. Senza contare poi il fatto che, d’inverno, nella regione la temperatura scende spesso ben al di sotto dello zero. Ma hanno quel tanto che basta loro per vivere dignitosamente. Gas, luce e perfino internet. Oltre a coltivare l’orto, allevano anche qualche gallina, dei conigli e alcune capre. Mentre l’unica fonte di reddito sulla quale lei e le sue figlie possono contare sono i poco meno di 200 franchi al mese di sussidi statali.

Dopo la catastrofe nucleare, l’area in cui vivono e quella più prossima alla centrale sono state regolarmente tenute sotto controllo e analizzate per conoscere i livelli di contaminazione da radiazioni nel suolo, della vegetazione e degli animali che vivono in prossimità del luogo del disastro. Oggi gli scienziati assicurano che non c’è più alcun rischio di radiazioni nell’atmosfera, ma questo non significa che la contaminazione di alcune aree, soprattutto per le alte dosi di cesio 137 rilevato di recente nel latte di mucca prodotto in alcune aree al di fuori della zona di alienazione, non possa essere ancora dannosa per la salute delle persone. Certo è che al caos della guerra, Maryna ha preferito Chernobyl.

 

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