Mercedes Sosa, ovvero quando la musica fa paura

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Ieri, il 4 ottobre di nove anni fa ci lasciava Mercedes Sosa, La Negra, grande cantante popolare argentina, voce forte e potente nella difesa dei diritti umani e di denuncia delle tante, troppe, ingiustizie subite dai popoli latinoamericani e argentino in particolare.

Magnifiche le sue interpretazioni dei classici di Atahualpa Yupanqui, Violeta Parra e molti altri autori latinoamericani, così come memorabile la sua versione di “Alfonsina y el mar”, canzone ispirata dalle vicissitudini della poetessa ticinese emigrata in Argentina Alfonsina Storni.

Una voce la sua che diventa scomoda durante l’ultima dittatura argentina (1976-1983), tanto che la censura e le continue minacce di morte la costringono a scegliere la via dell’esilio.

Gli anni dell’esilio sono anni colmi di solitudine e di sofferenza per Mercedes, accentuati dalla morte del marito nel ‘78 e dalla lontananza dal suo unico figlio, rimasto in Argentina. Dirà nella sua biografia (1)“Non basta il denaro, il successo, né gli elogi dei grandi quotidiani mondiali. L’esilio è sempre morte”. Vivrà fra Madrid e Parigi dal 1979 al 1983, cantando in tutta Europa, contribuendo a far conoscere, tramite le sue canzoni, quello che succedeva in Argentina. Di quegli anni esiste un magnifico concerto tenuto presso studi dell’allora TSI nel 1980, che si può vedere in YouTube (clicca qui)

Nel 1982 rientra in Argentina decisa a cantare di nuovo in pubblico, malgrado la sua musica e le sue canzoni fossero ancora censurate e molte sue canzoni proibite: vengono organizzati 13 concerti presso il famoso Teatro dell’Opera di Buenos Aires e da quei concerti verrà tratto il suo disco forse più bello e potente, il magnifico En Argentina (1982) (clicca qui)

In quei concerti Mercedes canta canzoni come le bellissime “Los Hermanos“ o “Solo lo Pido a Dios” ma anche le ancora proibite “Sueño con serpientes” e “Como la Cigarra”. Ascoltare la reazione del pubblico a queste canzoni rende l’idea di cosa possa aver rappresentato per la gente questi concerti: un canto di libertà, una boccata d’ossigeno dopo anni bui di terrore morte e sparizioni.

La dittatura sarebbe poi finalmente caduta qualche mese dopo, non prima, purtroppo, della sconsiderata e sanguinaria avventura bellica contro l’inghilterra per il dominio delle isole Malvinas/Falkland.

Solamente nel 1984 Mercedes Sosa ritornerà definitivamente in Argentina.

  1. Rodolfo Braceli, 2014. Mercedes Sosa. La negra. Ed. Perrone, Roma.

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