Non è un Paese per giovani

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“No alle piste ciclabili perché ci vanno i migranti. No al wi fi in piazza perché crea assembramenti. No ai negozi etnici aperti la sera. No alle panchine. No alla vita notturna. È un Paese di vecchi che sogna di amministrare un Paese di morti.”

Questo l’attacco di un articolo di Bruno Giurato, sul portale giornalistico Linkiesta.

Giurato coglie appieno un problema cronico, che non affligge solo l’Italia, ma anche la gran parte dei Paesi occidentali. Una demografia sballata, (cronica in Italia, il Paese col più basso tasso di natalità) e ben presente nel resto d’Europa.

Un mondo che invecchia e dove a votare, tendenzialmente a destra e per le istanze sovraniste, sono soprattutto gli anziani.

Lo vediamo spesso nelle votazioni, come la Brexit, dove la maggioranza dei giovani era ostile all’uscita. O lo vediamo oggi, in base alle proiezioni sull’iniziativa dell’UDC chiamata falsamente “per l’autodeterminazione”, dove sarebbero sempre i giovani ad essere in buona parte contrari.

Il nostro sta diventando un Paese di vecchi, vecchi spaventati, retrogradi, privi di empatia e ripiegati su se stessi. A pagare questo stato di cose, le nuove generazioni, che vedono castrate le proprie aspettative.

Giurato, riferendosi all’insofferenza leghista, manifesta nei bambini di Lodi estromessi dalla mensa, nel dubbio se sostenere le ciclopiste a Prato perché potrebbero essere usate dai migranti, o nella soppressione della wi-fi in piazza a Como perché usata dagli immigrati, scrive:

“Perché tutti rendono manifesto, in modo perfetto in quanto rozzo, un sentimento dilagante nelle nostre città: il fastidio per la vita. Alla fine chi sono i migranti, i tenutari di negozietti, i bighelloni che vanno in bicicletta senza lavorare (ammesso che non ci vadano i pratesi al lavoro in bici)? Gente viva – la vita è un formicaio diceva Wittgenstein – che si arrangia a tenere aperto il negozio fuori orario, e offre un servizio. Che usa la piazza per quello che serve dall’antica Grecia in poi: riunirsi a fare cose oziose.”

Un formicaio che non piace perché fonte di cambiamento e rinnovamento, quel rinnovamento che in tarda età molti vedono come una cosa spaventosa, che sovverte granitiche certezze maturate e cementate negli anni.

Noi che abbiamo fatto pochi figli, e che li abbiamo amati e coccolati come mai nella storia forse, siamo ora loro carnefici, facendoli affondare con noi in un suicidio collettivo che toglie diritti e opportunità.

 

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