Oggi giornata delle bambine, e mi si dilania l’anima

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Ogni giorno scattiamo decine di foto con il telefonino, immagini che restano in un server di chissà dove; scatti che forse non toccheremo mai e che, con molta probabilità, finiranno nel dimenticatoio.

Oggi è la giornata mondiale delle bambine e delle ragazze, e ieri pomeriggio, per caso, mi sono trovata tra le mani le vecchie fotografie di quando ero adolescente. Mi sono ricordata che non mi piacevo mai, mi sono trovata me stessa tra le dita, ed ero lì, mi tenevo saldamente, non sfuggivo via come la sabbia. Mi sono seduta comoda e guardata con affetto, come si fa con i figli, mi sono guardata immaginando la mia bambina tra pochi anni.

Osservandomi nella staticità di quel momento, sono riaffiorati momenti e sensazioni, ricordi e delusioni e per la prima volta mi sono resa conto di quanto poco bene ci si vuole a quattordici anni.

Pensavo a quanto mi sentivo a disagio nel mio corpo (che poi era perfetto), a tutti quei vestiti larghi che indossavo per nasconderlo, alle mie amiche che ovviamente erano tutte più magre e interessanti di me. Riflettevo su quanto giocare a fare le modelle potesse fare ridere lì per lì e allo sconforto che incombe subito dopo, quando poi ti togli i vestiti di mamma e rivestendo i tuoi ti rendi conto sei ancora alle scuole medie e che mancano ancora troppi anni per vincere la guerra con te stessa.

Forse quella voglia di ribellione mi è rimasta, forse mi trovo ancora a disagio in un mondo di apparenze, forse la me di quegli anni in questa società sarebbe morta e di me sarebbe rimasto giusto lo scheletro.

Non mi sento di giudicare, non ho l’abitudine di farlo, ma ognuno di noi quando sfoglia una rivista e quando vede la televisione si trova sotto gli occhi visi stupendi e corpi perfetti e si ferma lì con quell’ideale di bellezza; senza pensare alle ore di trucco e parrucco, senza riflettere sul fatto che quelle persone nella realtà sono ben diverse. Giunti a un certo livello di carriera il ritocco non è solo chirurgico ma anche tecnologico, il difetto si corregge a computer direttamente sulla foto e buona notte al secchio, tanto il pubblico mica vede.

Da giovane non ho mai avuto l’ardire di indossare quei pantaloncini che andavano di moda grazie al programma “non è la Rai”, ora alle porte dei quarant’anni il coraggio mi è venuto: sarà istinto di sopravvivenza alla canicola, sarà che a un certo punto una punta sulla praticità, di fatto con una certa soddisfazione ho passato l’estate con le gambe nude!

E chi se ne frega vero? No, a me interessa perché io sono stata quel genere di bambina che si sentiva diversa, io sono stata quella che se doveva pesarsi andava in crisi, sono stata quella che davanti allo specchio non si piaceva mai e usciva con ore di ritardo perché non aveva niente da mettere.

Mi guardavo ieri e vedevo qualcuno di bellissimo su quella foto, però nonostante sia rimasta lì un bel momento a scrutare, non ho trovato nessun accenno di sorriso.

Oggi sono una mamma seriamente preoccupata per questo limite che tende alla perfezione e non ci arriva mai, guardo i miei figli che ho cresciuto senza insegnare loro la discriminazione e li vedo un po’ ammaccati davanti alle ingiustizie. Non capiscono perché quel bambino lo chiamano “ciccione” e quell’altro “negro”, mi chiedono come mai quel bambino down gioca sempre da solo e perché le altre mamme non intervengono quando i loro figli fanno i bulli con i più deboli. Però in tutta questa meravigliosa perfezione la cosa importante è avere le sopracciglia tatuate con le ultime tecnologie e le ciglia finte che così ti svegli già bellissima al mattino.

Continuo a essere quella strana, me ne rendo conto, stringo me stessa in un abbraccio e mi dico che il mio contributo in questo mondo deve essere diverso. L’idea che ci siano ancora ragazzi e ragazze soli in un bagno con le dita ficcate in gola a vomitare, cercando di non far rumore per non farsi scoprire dai genitori, mi dilania l’anima. Il terrore di rivivere tutto questo su uno dei miei figli mi soffoca e allora non ci sto più! Vorrei un mondo in cui tutti si lavino la faccia e possano riconoscersi nello specchio per come sono, senza trucco permanente, senza plasticume, senza cattiveria e discriminazione. Lo vorrei per tutti i bambini strani come me, per tutti quelli che vengono guardati con raccapriccio per qualcosa di diverso. La differenza effettivamente esiste e sta nel saper amare sé stessi e gli altri senza aggiungere altro oltre al rispetto per come si è.

“Quando il tempo ci opprime, talvolta è un secondo a salvarci. È il miracolo dell’attimo: essere, vedere o scattare una foto. La foto è lì, si raccoglie come un ciottolo sulla spiaggia… Oggi sappiamo che è l’attimo a salvarci…” Edouard Boubat

 

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